venerdì 31 agosto 2007

Il solito ignoto

Da grande voglio fare il re
perché si guadagna bene
ma mia madre mi fa fare i concorsi
e allora vuol dire
che non ha fiducia in me.
(Lello Arena, Enzo Decaro, Massimo Troisi)

Tanti auguri a me, visto che compio oggi la bellezza di un mese che sono tecnicamente disoccupato (l’ultima busta paga è stata quella di luglio, la metterò in cornice); se non che ad agosto la disoccupazione, fresca quantunque, facilmente si mimetizza in vacanza, mentre da domani col mese di settembre inizieranno i grattacapi a meno che stasera io non venga scoperto erede del Principe di Galles.

Ora, non voglio fare le solite manfrine sulla cultura umanistica che non immette nel mondo del lavoro (non è vero, altrimenti ci sarebbero delle associazioni che raccolgono i cadaveri dei laureati in filosofia morti di fame per la strada), sul talento che in Italia non paga (non è vero, tutta invidia degli inetti) e soprattutto sul lacrimoso precariato: se uno non ha voglia di lavorare, può nobilmente non lavorare e basta, invece di utilizzare alti ideali altrui per giustificare la propria assenza di spirito di sacrificio; se uno invece vuole lavorare, deve farlo assecondando le leggi vigenti del mercato corrente; amen. Voglio soltanto far notare che ho scoperto una maniera infallibile per orientarsi, indirizzando curriculum a destra e a manca tanto che il mio, sospetto, dopo un mese di plurimi invii quotidiani è probabilmente il testo più diffuso in Italia dopo la Bibbia.

Il metodo consiste nel presentarsi alla trasmissione di Fabrizio Frizzi non come concorrente (ruolo che di solito viene riservato a una fessacchiotta) ma come personaggio misterioso del quale bisogna indovinare la professione. Salire sulla pedana, avanzare nella luce dei riflettori farmi guardare ben bene e chiedere: “Scusi, ma io che mestiere faccio?”. Le alternative potrebbero essere, allo stato attuale delle cose: lettore qualificato di manoscritti inqualificabili; latore di cattive notizie; senatore a vita; recensore egotico; supplente nella più callida bassa modenese; scrittore (ah be’ sì be’, ah be’ sì be’ - ad libitum); storico e statistico del calcio; controllore fasullo che provvede a seminare il panico sugli intercity operando una scrematura iniziale prima al passaggio del controllore vero; padre domenicano ed eventuale principe della Chiesa; sosia di Antonio Gurrado.

Se la concorrente dovesse inavvertitamente propendere per l’ipotesi “studioso dell’Illuminismo”, le salto al collo così facciamo la morte in diretta. E ora torno a non far niente, però con classe.

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