lunedì 3 settembre 2007

La provincia del mistero

Per quanto era nero sembrava San Nicola di Bari, e invece era Francesco Giorgino il quale, leggermente abbronzato, di ritorno dalle vacanze apriva l’edizione del Tg1 più simile a un numero de La Provincia Pavese che la storia ricordi. Prima notizia: un tabaccaio è stato rapito a Bereguardo. Seconda notizia: la questione dell’omicidio di Garlasco. Mi aspettavo che continuasse così: invasione delle cavallette a Bressana Bottarone; sagra del bicarbonato di sodio a Zerbolò; intervista esclusiva all’unico studente universitario di Albaredo Arnaboldi; cordoglio unanime per il cane investito a Chiavica Gravellone; approfondimento sull’innaturale pendenza laterale della stazione ferroviaria di Certosa; infine, analisi della giornata calcistica con gli incontri Mezzana Rabattone – Landriano, Golferenzo – Gropello Cairoli, Vidigulfo – Corvino San Quirico e così via.

Non per fare lo spiritoso, ma io ho vissuto a Pavia cinque anni durante i quali non è successo niente. Il quotidiano locale, La Provincia Pavese appunto, ha sempre fatto del giornalismo eroico riuscendo a produrre dalla propria sede lungo il naviglio un giornale dalla foliazione sovrabbondante rispetto alla sconfortante penuria di avvenimenti. È ingiusta la leggenda che attribuisce a La Provincia il titolo “In cinquecento contro un albero: tutti morti” (o era forse “Falegname impazzito tira sega a passante”?): La Provincia non ingigantiva le notizie né giocava su titoli equivoci, ma si limitava a scavare nei sonni profondi della provincia più addormentata d’Italia per trovare la notizia che nessun telegiornale avrebbe dato. Ad esempio, una volta accadde che alcuni filibustieri del Ghislieri, il collegio in cui ho studiato, acquistassero il dominio web www.borromeo.it, per creare un sito fasullo e derisorio del collegio rivale e inferiore, appunto il borromeo. La burla geniale venne scandagliata da La Provincia con pagine intere, interviste ai malfattori (coperti da nomi di battaglia), riscontro dettagliato delle reazioni dei borromaici. Reazione che consisté nel rovesciare letame (letteralmente: merda a palate) davanti ai gradoni storici e augusti del Ghislieri; letame nel quale La Provincia sguazzò (metaforicamente) chiosando l’atto con una parafrasi del d’Annunzio: Io sono quel che ho donato.

Fu una pagina (furono tante pagine, a dire il vero) di grande giornalismo: più passa il tempo più me ne convinco. Un po’ come quel tale che disse che il talento di un autore si distingueva dalla capacità di stendere una tragedia in cinque atti ispirandosi al proprio mal di denti. Adesso che i ronfanti comuni nei dintorni di Pavia si sono messi d’improvviso a fornire notizie d’apertura ai telegiornali e a Giorgino nero come pece, penso che questa sia la giusta ricompensa a La Provincia che arditamente per anni e anni aveva dato forma compiuta di notizia al contenuto informe e vuoto degli avvenimenti trascurabili. Solo rimpiango di non poter essere lì ora, a leggere cos’ha scritto La Provincia su Garalsco e Bereguardo assurti a fama nazionale; di più: rimpiango di non sapere a quante pagine sia arrivata, se già di solito usciva con spessore doppio rispetto al quotidiano locale medio.

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