martedì 4 settembre 2007

Uno spettro si aggira per Gravina

Uno spettro si aggira per Gravina: io che per principio non compro il Manifesto. Se non che posso vantarmi di essere amico di Michela Murgia, giuslavorista mistica, e ancor più di essere interessato a quanto scrive; così che quando Michela Murgia scrive su il Manifesto mi trovo lacerato dal conflitto. Cosa faccio? Cosa non faccio?


Puntualmente è accaduto sabato scorso, così che ho dovuto ricorrere al seguente sotterfugio: recarmi dall’edicolante alle otto del mattino; comprare il Foglio e la Gazzetta dello Sport (alè); rientrare a casa a leggerli; tornare dall’edicolante verso l’una, quando i quotidiani sono pressoché esauriti, chiedergli a tradimento se gli fosse avanzata una copia de il Manifesto; soccorrerlo a seguito del suo svenimento; sgraffignare la penultima copia de il Manifesto dalle mani di un avventore comunista; sfogliare da cima a fondo detta copia fino a scoprire che l’articolo di MM era in bell’evidenza all’ultima pagina; restituire detta copia e congedare l’avventore comunista il quale, per comprare il Manifesto aveva sborsato cinque euri, cifra che da quando sono disoccupato non posso più permettermi di spendere nemmeno per comperare beni di necessario conforto come la guida al mondiale di rugby; rimpiangere i beati tempi del liceo in cui il Manifesto di tanto in tanto costava cinquantamila lire e la mia principale preoccupazione era diventare uno scrittore famoso; chiedere nuovamente all’edicolante se gli fosse avanzata un’ulteriore copia de il Manifesto; osservarlo acquattarsi sotto il bancone e ricuperare da non voglio sapere dove una copia residua de il Manifesto; spiegare all’edicolante riemerso chi è Michela Murgia; spiegargli altresì perché non posso comprare il Manifesto per principio, come doveva essergli chiaro stante la sua perspicua reazione di svenimento; chiedergli se fosse possibile fotocopiarmi l’ultima pagina de il Manifesto su due fogli A3; andarmene a leggere Michela Murgia in santa pace sul divano di casa, non prima di aver adeguatamente pranzato.

Vista la fatica, spero che Michela Murgia inizi presto a scrivere su giornali che posso acquistare con minor patema d’animo e senza alcuna vergogna: non dico il Foglio, non dico Avvenire, ma almeno Gente, Tv Sorrisi e Canzoni, il Guerin Sportivo, Speak Up, Scuola Italiana Moderna, Grazia, la Gazzetta Ufficiale, Eva Tremila, Jesus e Penthouse.

L’ideale sarebbe tuttavia che Michela Murgia e io fossimo inglesi, così che lei scriva sempre e soltanto su The Chap, il magazine del giovanotto snob che rimpiange il tempo andato - qualunque sia il tempo e dovunque sia andato.

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