martedì 30 ottobre 2007

Sade a Cesano Maderno

Questo post è talmente narcisista che se ne sconsiglia la lettura a chiunque non sia me stesso.

Per prima cosa ringrazio ufficialmente Roberto Alfatti Appetiti il quale, domenica 21 ottobre, ha realizzato un mio antico sogno citandomi su Il Secolo d’Italia: “il giovane romanziere Antonio Gurrado, nel suo blog Scribacchiature (…)”. Che sono romanziere in fin dei conti è vero. Che sono giovane è la solita invenzione dei giornalisti: l’altra sera ero in fila a mensa e una signorina abbastanza più piccola di me mi ha leggermente urtato il gomito e immediatamente ha squittito: “Mi scusi”. In quel momento è iniziata irrefrenabile la vecchiaia.


La gente non mi piace, e una delle migliori maniere per tenerla lontana è salire sul trenino della Nord che congiunge Milano Cadorna alla Brianza (uno dei mezzi di locomozione più lenti che la storia ricordi, più lento addirittura di me quando corro) e mettersi a leggere Le 120 Giornate di Sodoma coprendosi il volto col volume e tenendo il titolo in bell’evidenza. Ora, la gente è ignorante e quando legge, anzi, quando sente pronunziare il nome di Sade pensa chissà che (a dire il vero, per prima cosa pensa che sia sbagliato e che si debba dire De Sade, ragione più che sufficiente per sottoporla a indicibili torture). In particolare, la gente fa l’equazione Sade = De Sade = fruste e frustate. Male, malaccio, malissimo. Sia perché la gente reagisce in maniera scomposta e quindi il mio scompartimento, man mano che procedevo ridacchiando alla gustosa lettura, andava via via svuotandosi (ad Àffori scende un gruppetto di ragazzette starnazzanti; a Cusano Milanino svanisce una notevole percentuale di coloni turcomanni; a Varedo scappa una signora che leggeva Nigrizia, addirittura; a Cesano Maderno sembra che intorno a me non sia rimasta più anima viva, se non gli invisibili animaletti che popolano i sedili strappati; a Camnago, capolinea, mi rendo conto che dal treno emergiamo soltanto io e Sade). Sia perché la gente guarda di sottecchi chiunque legga Sade in treno (cioè me soltanto) figurandoselo oziosamente intento a vergare scudisciate sul corpo innocente di qualche fidanzata altrui, equiparandolo a una persona cattiva e immorale, mentre invece basterebbe leggere Sade per capire che ci si trova di fronte a un esempio di persona morbosamente fedele a un criterio geometricamente etico. Tanto per dire, nelle prime duecentosettantuno pagine delle 120 Giornate non si fa riferimento esplicito a un rapporto sessuale che sia uno, ma tutti i personaggi vivono nella più completa e snervante verginità. Se qualcuno, preferibilmente una ragazza, viene sorpreso a letto con qualcun altro, preferibilmente una ragazza, immediatamente entrambi vengono puniti come ben meritano. Le passioni sono ordinate in una scala ascendente che prevede centocinquanta passioni semplici (robetta), centocinquanta passioni doppie (robaccia), centocinquanta passioni criminali (però) e centocinquanta passioni omicide (gnam). I dilettanti, che credono di essere liberi facendo quello che vogliono quando vogliono, leggono Sade e restano scandalizzati scoprendo che anche il più tremendo terremoto del corpo necessita di un preciso ordine inderogabile, e guai a chi sgarra. I comunisti dell’anima, che si sentono autorizzati al self service corporale, leggono Sade e restano scandalizzati scoprendo tutto un sistema di regole dettagliate senza le quali il minimo atto lubrico diventa reato e diventa peccato. Ragion per cui la gente preferisce non leggere Sade, continuare a credere che si chiami De Sade (addirittura ci sono biblioteche che lo catalogano sotto la lettera D: andrebbero bruciate insieme ai loro bibliotecari) e che i suoi libri abbiano qualcosa a che vedere con gente inguainata nel cuoio che mena fendenti a destra e a manca. E la profonda, incrollabile moralità di Sade – perfettamente conseguente in un sistema filosofico che fa a meno di Dio – va a farsi benedire in un mondo di cacchette che prima prendono in giro i cattolici, sparlano del Papa, millantano di non credere in Dio e poi non sono in grado di far del male a una mosca, anzi, il peggio che riescono a combinare è votare per la Rosa nel Pugno.

(continua)

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