mercoledì 14 novembre 2007

Ma va'?

Avete presente la puntata di Desperate Housewives in cui Bree Van De Kamp, la perfetta mamma bianca-anglosassone-protestante, per rifarsi delle tristezze quotidiane si concede un bicchierino di tanto in tanto, e non ammette di essere alcolizzata finché la vicina di casa Lynnette Scavo le riempie il giardino con un’infinita teoria di vuoti di bottiglia trafugati dalla raccolta differenziata? Bene: la raccolta differenziata dell’Italia sono i giornali. Venerdì scorso Panorama titolava “Indifesi”, sbattendo in copertina la residua scarpa della signora brutalizzata a Roma da un rumeno. Ieri il Guerin Sportivo mostrava un agente tutto intento a sparare lacrimogeni contro gli ultrà e titolava “Siamo in guerra”. La Gazzetta dello Sport, che un anno e mezzo fa titolava “Tutto vero”, ieri titolava “Ora basta”. E così via: virulenti caratteri cubitali oggi, carta straccia domani.

Una volta tanto, credo che non sia mancanza di sobrietà giornalistica ma endemico accumulo di vuoti inevitabili. Da un lato abbiamo un singolo immigrato che compie un delitto orribile, e ne deriva un’azione squadrista indiscriminatamente rivolta verso rumeni a casaccio e contenuta a stento. Dall’altro lato abbiamo un singolo poliziotto che commette un errore per il quale è giusto che paghi, e ne derivano rivolte ottocentesche in più città d’Italia non contenute affatto. Nell’un caso e nell’altro, la reazione è violenza di massa (come ha spiegato perfettamente in questi giorni il blog di Spangly Princess, dimostrando che per capire al volo l’Italia alle volte è necessario essere inglesi); ed è bene ricordare che la violenza di massa – sia volta a menare un rumeno di passaggio piuttosto che a far sospendere una partita di calcio o ad assaltare il Coni – è un reato punto e basta.

Gli esempi precedenti non mancano: non penso solo alla guerriglia di Catania che ha ucciso Raciti, ma anche ai quattro fessacchiotti che un mesetto fa hanno tentato di assaltare i pellegrini spagnoli accorsi in Vaticano per la beatificazione dei martiri franchisti. Ancora più impressionante è il dato di fatto che in tutti i casi la violenza di massa è esplosa con rapidità estrema, segno evidente che la pentola ribolliva già da tempo e che il rumeno Barbablù o il poliziotto Billy The Kid sono stati biechi pretesti.

Ragion per cui stavolta il calcio non c’entrava nulla e, mentre alla morte di Raciti bisognava dare un segnale fermando il campionato per mesi e mesi, stavolta il segnale più forte sarebbe stato continuare a giocare fino allo sfinimento. Non ho mezzo dubbio che, qualora ai tempi gli inglesi non si fossero macchiati di importazione footballistica entro i nostri patri confini, domenica scorsa la violenza di massa sarebbe esplosa in occasione di un concerto di Mahler o di una conferenza sulla fissione nucleare o di un torneo di scopone scientifico.

Seconda considerazione degna di nota, una notevole percentuale di questa violenza mira o a sostituirsi alla polizia (come nel caso del farsi giustizia da soli contro i rumeni) o, peggio ancora, a inveire contro la polizia stessa (come in tutti gli altri casi): di conseguenza si tratta di violenza di massa diretta contro lo Stato e che al contempo mira a sostituirlo. Ne consegue che è terrorismo.

Questo avviene anche perché, sant’Iddio, non abbiamo un governo adeguatamente forte, anzi, a dire il vero non abbiamo proprio un governo: sia dal punto di vista teorico ed eterno - nel senso che in Italia la Costituzione è architettata apposta per evitare che chi governa comandi, e per far sì che le sue buone intenzioni muoiano vittime di una serie di lacci e lacciuoli - sia dal punto di vista storico: nel senso che il governo in carica presumibilmente fino a stasera e malauguratamente anche oltre è atavicamente ostaggio di un’ampia percentuale di sinistra estrema alla quale è sempre convenuto girarsi dall’altra parte quando passavano cortei violenti e paraterroristici, con macchine bruciate, vetrine rotte e bandiere rosse; la cui principale preoccupazione negli ultimi anni è stata di provvedere alla santificazione di un tizio che, se non fosse stato sparato, avrebbe ucciso un poliziotto con un estintore; nonché simboleggiata da un suo autorevole esponente che, attualmente ministro della Repubblica, quattro anni fa se la rideva beatamente in chiesa durante i funerali dei militari uccisi a Nassirya.

È evidente che cambiare governo non basta a risolvere la situazione, però aiuta. Se non che convocare una crisi, che non sia frutto dei capricci di Dini ma della situazione potenzialmente insostenibile che si sta creando, significherebbe ammettere che la casalinga perfetta è alcolizzata, ossia che la bella Italia ha un oggettivo problema di reiterata violenza di massa. Ammetterlo significherebbe iniziare a risolverlo: pertanto non lo si ammetterà mai, anche se non ci sarebbe nulla di male a dimettersi per dar vita a un governo più forte che sia in grado di fronteggiare questa situazione riunendo i quattro o cinque partiti principali d’Italia in maniera tale da non dare a nessuno la scusa di sfilarsi dalle responsabilità in nome di alleanze politico-elettorali, e chiarire una volta per tutte quali sono i partiti che giovano allo Stato (alle Istituzioni, alla Polizia, all’Esercito, etc.) e quali invece lo avversano sorridendogli fasulli come monete da trecento lire.

Prodi dovrebbe pensarci: la situazione è talmente grave che l’Unità, organo ufficiale delle magnifiche sorti e progressive, stamattina s’è sentita in dovere di titolare “C’è un clima di tensione”. Perbacco: le è sembrato di vedere un gatto.

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