martedì 15 gennaio 2008

La risurrezione di Milan-Napoli

(Gurrado per Quasi Rete / Em Bycicleta)

Va bene, il ragazzo si farà. Però chi, da Berlusconi in giù, ha aspettato per sei mesi l’esordio di Pato, il goal di Pato, le lacrime di Pato, l’ambiguo cuoricino di Pato (che a prima vista sembrava tutt’altra cosa, ma omnia munda mundis), domenica sera ha piuttosto dovuto fronteggiare l’emozione inattesa di un ritorno ben più magnifico e scintillante, atteso la bellezza – faccio un po’ di conti – la bellezza di quindici anni esatti. Domenica sera è tornata Milan-Napoli, e nello scoprirlo la mia gioia infantile era la stessa di Pato.

Gli storici e statistici del calcio obietteranno che a dire il vero Milan-Napoli non si giocava da sette anni, non già da quindici, e immagineranno che mi sono distratto e suggeriranno che al lunedì mattina dovrei fare in modo di essere più lucido. Controriferirò che il calcio non è semplice incrocio di magliette, non basta vestire ventidue figuranti di rossonero e di azzurro cielo per ottenere la riedizione di un classico; il calcio è emozione che si fa numero e restano a testimoniarlo la memoria e i risultati. Pertanto sostenere che l’ultimo Milan-Napoli risale al 2001 (al San Paolo, sbadigliante 0-0) è un’enormità pari a mettere sullo stesso livello Shakespeare e le infinite scimmie che, battendo casualmente a macchina per un infinito tempo, hanno una certa qual probabilità di scrivere l’Amleto. Per come la vedo io, l’ultimo Milan-Napoli ci ha allietata la primavera del 1993: a San Siro con un rocambolesco 2-2, guarda caso esattamente come alla fine del primo tempo di domenica.

Guarda caso ma non è un caso. Da che ho conseguito la ragion calcistica, Milan-Napoli nelle sue varie reincarnazioni è sempre stata una partita femmina: di tremebonde altalene fra il trionfo e la disfatta, di esaltazioni fenomenali e abissi inconsolabili a scadenza ravvicinata. I pareggini si contavano sulle dita di una mano monca, e pure quei pochi conservavano un sapore speciale (al San Paolo, 10 maggio 1992: segna Rijlkaard, pareggia Blanc e il Milan rivince lo scudetto). Negli anni felici che congiunsero il 1988 al 1993, a ogni Milan-Napoli l’eccezione era la regola: basta dare un’occhiata alla nuda lista di risultati. Il risultato più normale era 3-0, indifferentemente per l’una o per l’altra. Il più frequente estratto sulle ruote di San Siro e San Paolo è stato nientemeno il 4-1. Se la partita era squilibrata, 5-0 o 5-1 era un risultato accettabile; se era equilibrata, come minimo finiva 2-2 o 3-2. Alla fine chi vinceva era felice e chi perdeva era soddisfatto. I neutrali gongolavano. Gli statistici impazzivano, venivano colti da crisi isteriche, cambiavano mestiere.

Il Milan sacchiano che tremare il mondo fa(ceva) nasce a San Siro il 3 gennaio 1988, per rabbiosa reazione al goal a semi-freddo di Careca: Colombo, Virdis, Gullit, Donadoni e passa la paura. Quattro mesi dopo, al San Paolo, ottantamila tifosi del Napoli traggono funesti auspici dall’ostinata solidità del sangue di San Gennaro, e fanno bene a preoccuparsi: il Milan vince 3-2 e lo scudetto già vinto fa un’inversione a U sull’Autostrada del Sole. A novembre dello stesso anno (ma di un altro campionato), le urla di Maradona, Careca, Francini e Careca bis ricambiano il 4-1 di cui sopra e fanno arrossire di vergogna il gollettino su rigore di Virdis. Darsi e restituirsi gran ceffoni è stata un’educata abitudine contratta da diavoli e ciucci per la gran gioia (o disperazione) di chi osservava attraversando i differenti stadi dell’ entusiasmo o dello sgomento. Al San Paolo, primo ottobre 1989, il Napoli taglia fuori il Milan dalla rincorsa allo scudetto sotterrandolo 3-0 (doppietta di Carnevale, poi Maradona santifica la festa). A San Siro, l’11 febbraio 1990, il Milan gioca la più bella partita della sua storia, riacchiappa in classifica il Napoli fuggito, per la legge dei grandi numeri gli rifila tre goal a caso (testate di Massaro, Maldini e Van Basten) e Maradona – che avrà mille dei difetti che gli si rimproverano, ma è pur sempre Maradona – a fine partita ammette che 7-0 sarebbe stato un risultato più onesto. Sempre a San Siro, un anno e un mese dopo, il Napoli porge l’altra guancia e inalbera la rete in extremis di Incocciati quando già Gullit, Rijkaard e Donadoni hanno caricato il peso specifico dell’iniziale autorete di Ferrara. Le guance del Napoli sono finite ma le mani del Milan no: a gennaio del 1992, sempre a San Siro, Maldini segna dopo mezzo minuto e gli altri goal di Rijkaard, Massaro, Donadoni e Van Basten sono mera accademia. L’8 novembre 1992, Van Basten va in tournée e squassa il San Paolo segnando quattro volte (con Zola ed Eranio comprimari per l’1-5). Il Napoli da tempo non pensa più allo scudetto, Maradona fa altro altrove, ma sempre del Napoli si tratta: a San Siro, in aprile, Careca e Policano chiudono il primo tempo sullo 0-2 e c’è bisogno di un doppio Lentini perché in affanno il Milan abbia salva la faccia. Poi basta.

Poi basta, fino a domenica 13 gennaio 2008. Per come la vedo io, Milan e Napoli sono i due estremi inconciliabili del calcio italiano, sembrano i due tradizionali dragoni cinesi che si oppongono attorcigliandosi e danno vita a forme sempre nuove e meravigliose. Hanno avuto la forma di Virdis che volava a braccia aperte verso i fotografi e di Careca che sibilava ai confini dell’area di rigore, di Maradona accasciato sulle zolle madide di San Siro e di Giovanni Galli che si allunga ma non ci arriva. Ora hanno la forma di Lavezzi che uccella Kaladze e di Ronaldo che vola terra-aria. Domani chissà.

Il calcio non ha bisogno di statistici né di micragnosi scienziati del dettaglio trascurabile; il calcio ha bisogno di esegeti, apologeti, cabalisti: che di fronte all’impenetrabile bellezza del Testo Sacro sviscerano i versetti e le singole parole per dare un senso al Libro e al mondo, tale da fornire un’interpretazione plausibile per la limitata ragione umana e al contempo rendere conto dell’inafferrabilità dell’inconoscibile, causando stupore e speranza. Non lo dico da tifoso, lo dico da spettatore di uno spettacolo infinito: felice di rivederti, ciuccio, ne riparliamo l’11 maggio.

Il dettaglio dei precedenti
1987-88: Milan-Napoli 4-1, Napoli-Milan 2-3
1988-89: Napoli-Milan 4-1, Milan-Napoli 0-0
1989-90: Napoli-Milan 3-0, Milan-Napoli 3-0
1990-91: Napoli-Milan 1-1, Milan-Napoli 4-1
1991-92: Milan-Napoli 5-0, Napoli-Milan 1-1
1992-93: Napoli-Milan 1-5, Milan-Napoli 2-2

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