venerdì 25 gennaio 2008

Leggende metropolitane


Brindare co’ Funari a sciampagna e mortadella.
(Piotta, Supercafone)



Così, a caldo, ci sono due considerazioni che vengono spontanee, con altrettanti miti da sfatare.

La prima è che si è addossata tutta la colpa della crisi a Mastella, si è detto che è un traditore,un fedifrago, un porco, un democristiano, un camorrista, un ciccione immondo, un rifiuto tossico, un marito del Presidente del Consiglio Regionale della Campania; e chi sono io per contraddire tutto ciò? Però mi permetterei di far notare, prima che il compagno Mastella venga processato ed eventualmente lapidato, che i voti di cui il suo partito disponeva in Senato erano tre: di cui in definitiva uno favorevole e due contrari alla fiducia a Prodi. Alla fine, Prodi ha ricevuto 156 voti a favore (compreso uno dell’Udeur), 161 contro (compresi due dell’Udeur) e un astenuto (che non aveva niente a che fare con l’Udeur). Se non fosse successo nulla e Mastella avesse votato in massa con tutto il suo partito, ovvero tre persone, in favore di Prodi, ne sarebbero risultati 158 voti favorevoli, 159 contrari, un astenuto: il Senato non approva lo stesso, e Mastella è innocente.

La seconda è che non si può votare con questa legge elettorale, perché questa legge elettorale è brutta, sporca, cattiva e fatta da Berlusconi. Come controprova i luogocomunisti portano l’esempio del Senato, in cui non è stato loro possibile governare per via della maggioranza risicatissima di mezzo senatore. Mancano però di portare l’esempio della Camera, dove il premio previsto dalla medesima legge elettorale ha consentito loro di avere una comoda maggioranza in seggi per ovviare alla scoreggina di vantaggio in suffragi. Mancano inoltre di ricordare che al Senato il governo Berlusconi aveva architettato un premio di maggioranza nazionale, che avrebbe consentito risultati in proporzione analoga a quelli della Camera, ma che l’allora Presidente della Repubblica Ciampi impedì di applicare imponendo il premio di maggioranza su base regionale, che renderà giustizia alla Costituzione ma toglie un po’ alla governabilità. Infine i luogocomunisti evitano scientemente di ammettere che se al Senato avessero preso, poniamo, tre milioni di voti in più del centrodestra invece che duecentocinquantamila voti in meno, be’, forse avrebbero avuto una maggioranza più sicura e oggi staremmo parlando d’altro, invece che di pezzi di merda e checche squallide. Ma perché una legge elettorale sia buona bisogna (anche) avere i voti, non basta lamentarsi.

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