mercoledì 2 gennaio 2008

Sarkozissimo

Il Gurradino d’Oro premia non tanto l’uomo che si è meglio distinto nel corso dell’anno passato (mica sono il Time, io) quanto piuttosto l’uomo come il quale mi auguro di diventare, fatte le debite proporzioni, nel corso dell’anno prossimo.

A Nicolas Sarkozy, vincitore per il 2007, l’istituzione repubblicana sta un po’ stretta; la sua statura si troverebbe a maggior agio nei panni di un monarca. Poiché tuttavia un monarca ebreo in Europa non s’è mai visto (e probabilmente mai si vedrà, nonostante i progressismi vari che ci affliggono), accontentiamoci di scrutare il Re grattando via il manto da presidente. Di sicuro la repubblica gli ha giovato quanto a carriera politica, visto che il suo anno trionfale è iniziato da ministro dell’Interno; ma se un qualsiasi repubblicano si sarebbe limitato ad attendere il maturare dei frutti restando alla più o meno comoda ombra di Villepin, primo ministro, e di Chirac, già presidente, ecco invece che un animo intimamente monarchico (secondo la miglior tradizione francese) non poteva evitare di assalire i gangli della stessa istituzione repubblicana, facendo genialmente da opposizione al governo che lo comprendeva.

Il primo grande merito di Sarkozy è stato quello di presentarsi, da candidato presidenziale dell’UMP, quale valida alternativa a Chirac, presidente in carica per la stessa UMP. Eguale sottigliezza, benché con minor sforzo, gli è valsa a osteggiare la politica di Villepin facendo emergere, dal gabinetto di quest’ultimo, un inconfondibile stile-Sarkozy nella gestione della crisi delle banlieues e similari.

Questo ha da un lato infinocchiato i francesi, che si lasciano infinocchiare volentieri; dall’altro la sua capacità di passarsi per capo dell’opposizione ha dimostrato inconfutabilmente che ci si trovava di fronte a un politico del tutto hors catégorie. Già in questo è stata vinta la sfida a Segolène Royal, se mai sfida c’è stata di là delle buone intenzioni della sfidante. Lo sbaraglio presidenziale di questa gallinella liftata, più evidente ancora di quanto rivelino i numeri elettorali, dipende dal presentarsi di Sarkozy come alternativa e rinnovamento reali a fronte di chi, a furia di presentarsi da anni come alternativa e come rinnovamento – tanto più nell’essere socialista, tanto più nell’esser donna e chiedere di esser votata come tale, quasi bastasse non avere nulla di pendulo fra le cosce per far buona politica – finiva per risultare già a priori alternativa marcia e rinnovamento vecchio: come appunto la Royal.

A vincere son buoni tutti, o quasi; a vincere bene pressoché nessuno. Sarkozy è uno di questi happy few, che facendo i magnanimi devastano le spoglie dello sconfitto. Segolène Royal, la messia in gonnella del socialismo-femminismo-pacifismo-tuttismo, quale conseguenza diretta della propria tracotanza nel candidarsi ha ricavato non solo un più che giustificato zittirla (ben a ragione tacciandola d’isterica) durante l’ultimo confronto elettorale, ma duplici sconquassi sul piano pubblico e privato: su quello pubblico, vedendosi depredare il partito delle più belle teste che, come Kouchner, si ritrovano ora a ricoprire ruoli nevralgici che paradossalmente una vittoria del proprio partito non avrebbe potuto garantir loro (partito lungimirante, questo socialista, che espelle un suo iscritto per essere diventato ministro, ovvero per essere riuscito a conseguire l’esercizio del governo proprio lì dove aveva fallito il capo del partito stesso); sul piano privato, vedendo sfaldarsi la propria unione con François Hollande. Il quale, chissà, sarebbe stato all’Eliseo candidato più dignitoso nella sconfitta.

Forse l’amore è forte come la morte, scriveva Maupassant; di sicuro Sarkozy s’è dimostrato più forte dei pacs divinizzati dalla felicità pseudoconiugale della signora Hollande e del signor Royal, e poi diventati carta buona soltanto a incartare i pesci da tirarsi in faccia una volta mutato il vento. Incedendo nella medesima gloria, Sarkozy (a torso nudo!) ha tratto forza sufficiente a disperdere i paparazzi americani i cui flash gli illuminavano i ray-ban, con la stessa ferrea disinvoltura con cui ha tramortito l’intervistatrice della CBS che gli poneva domande indiscrete sulla sua vita coniugale, dandole dell’imbecille e tracciando così una netta linea di demarcazione fra pubblico e privato (lì dove – se possibile infilo ancor più il dito nella piaga – non era riuscita affatto Segolène Royal, credendo anzi che la propria debolezza fosse forza gentile e femminea: cazzate).

Non che tale demarcazione si sia mostrata un segno di debolezza, come sembrava dapprincipio: ché prima ancora della fine dell’anno Sarkozy è riuscito nell’impresa di mostrarsi più forte addirittura del matrimonio: non battendo ciglio all’atto di farsi lasciare dalla moglie, quando invece chiunque altro avrebbe piagnucolato per conservarsela accanto, occultare ogni segreto nei corridoi dell’Eliseo, godere di visite clandestine e seminare la Francia a figlie illegittime (nevvero Mitterrand, buonanima fino a un certo punto?); non gettandole addosso alcun discredito e lasciare che si sfogassero i peana delle femministe garrule pronte a vedere in ciò la rivalsa della donna intelligente sottomessa a un uomo mediocre e fortunato oltre il proprio merito; salvo poi ricomparire prima ancora della fine dell’anno accompagnato nientemeno da Carla Bruni, a maggior onta delle femministe isteriche e dei bavosi maschietti che desiderano ciascuna senza ottenere alcunché. Il tutto nel silenzio più completo, il tutto diventando fra una cosa e l’altra canonico di San Giovanni Laterano, così, tanto per gradire.

Evviva Nicolas Sarkozy dunque, Gurradino d’Oro per il 2007 appena concluso, esempio da seguire per gli anni e i decenni a venire, modello (credente e laico, conservatore e riformista) di un nuovo maschilismo illuminato!

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