mercoledì 20 febbraio 2008

Chi se ne va che male fa?

A voler fare gli storici, ho iniziato la mia collaborazione a Ore Piccole più di due anni fa, lunedì 9 gennaio 2006. Due ore dopo che l’amico Gabriele Dadati inaugurasse il blog (dicendo educatamente “Buondì”), me ne sono uscito con una lunga disamina su Ian McEwan, Nicole Kidman e Walter Veltroni. Penso di dover essere grato a questa recensione, e all’opportunità che Ore Piccole mi ha consentito di sfruttare, viste le tante altre che sono seguite lì e altrove. Nel dettaglio, ma potrei sbagliarmi, ho contato che da allora a tutt’oggi ho pubblicato sul blog di Ore Piccole sessantatré recensioni: trentanove nel 2006, ventitré nel 2007, una nel 2008 – per una media scarsa di settemila caratteri l’una, fanno complessivamente circa mezzo milione di volte che i miei forsennati polpastrelli hanno battuto sulla tastiera del portatile, e questo senza contare le cancellature (a differenza di Shakespeare, la cui leggenda vuole che he never blotted a line, io ne cancello un sacco). Tutto ciò ha condotto la tastiera, anzi, le tastiere di due successivi portatili a consumarsi per usura e me medesimo al progressivo impazzimento.

A voler fare i filosofi, ci sarebbe da chiedersi fino a che punto ne sia valsa la pena. Un bel po’, credo; senza la possibilità di recensire quel che mi pareva su Ore Piccole avrei se non altro letto più superficialmente e quantitativamente meno. Invece la sfida di poter combattere con libri diversissimi per lingua, genere, stile e livello mi ha consentito di spaziare fino all’accumulo parossistico, e al tentativo di forzare sempre un po’ di più i confini standardizzati delle recensioni, che altrimenti consentono di sopravvivacchiare a furia di cliché giornalistici e di rapide scorse alle quarte di copertina. Ne è valsa la pena soprattutto perché ho letto ogni singola pagina di ogni singolo libro che ho citato, non solo recensito. E se posso permettermi cinque secondi di compiacimento, ne è valsa la pena perché, sottraendomi perfino al vincolo della recensione, dall’8 maggio al 30 giugno 2006 ho tirato fuori quotidianamente le letterine letterarie, considerazioni bonsai sulla vita l’arte e la letteratura delle quali ancora oggi qualcuno mi dice che erano più o meno tutte meravigliose, e io sorrido.

A voler fare i controfilosofi, ci sarebbe da elencare che potrebbe non esserne valsa la pena nel momento in cui i collaboratori si sono rarefatti, la grafica del sito ha traballato, i commenti del pubblico sono stati disattivati per pigrizia informatica o per mera disaffezione. Se fossi uno di quelli che considera solo il passato prossimo, a vedere un blog aggiornato tredici volte negli ultimi due mesi mi verrebbe lo sconforto. Ancor più rimpiangerei d’esser nato se considerassi che di questi ultimi tredici interventi cinque sono stati scritti da me; e che in generale per Ore Piccole io ho sempre scritto tanto (e letto tanto, e faticato tanto) mentre gli interventi altrui si sono andati via via assottigliando e rarefacendo, immagino per diversione d’interessi, per aspirazioni a maggior glorie o per mancanza di cose da dire. Non posso però farmi una colpa di essere grafomane, e onnivoro, e compulsivo.

A voler fare gli economisti, la rivista Ore Piccole va che è una bellezza, e se lo merita. Mi arriva regolarmente e sembra gradevole. Ci sono comparso una volta sola, nella primavera del 2006, con un pezzo su Pasolini che mi era stato espressamente richiesto e che ho avuto la tristezza di veder micragnosamente criticato nei contenuti, su quattro righe di un quotidiano di Piacenza, dal promotore della richiesta stessa. Non ci ho fatto caso più di tanto. Avrei voluto veder pubblicato un mio racconto, nella sezione narrativa della rivista, ma il comitato di redazione ha preferito di no poiché (ne sono consapevole) non ho un nome abbastanza famoso e la rivista (giustamente) cercava di trarre lustro dalle firme. Non ci ho fatto caso più di tanto. Probabilmente anche per questo mi sono scatenato sulla versione online, sul blog nel quale nessuno che non fossi io metteva bocca. Spero comunque che qualcuno leggesse, di tanto in tanto.

A voler fare i giornalisti, la notizia potrebbe essere che: fatti due conti, fronteggiato lo sconforto, ponderati i vari impegni, tarate le ambizioni e preso atto del contesto preferisco rinunciare a pubblicare oltre su Ore Piccole, né recensioni né chissà cosa. Passiamo ad altro.

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