mercoledì 6 febbraio 2008

Effetto Nanni

Che inculata! – in tutti i sensi, intendo.

Innanzitutto per il regista di Caos Calmo, del quale infatti non ricordo il nome, che si vede completamente oscurare dall’ingombrante presenza di Nanni Moretti – è un po’ come, fatte le debite proporzioni, quando Woody Allen è protagonista del film di qualcun altro; io ho serie difficoltà a ricordare, per esempio, chi sia il regista di Ho Solo Fatto a Pezzi Mia Moglie, e buona parte della gente che conosco è convinta che si tratti di Woody Allen stesso. Ne consegue che ogni mattina devo rileggermi l’appunto in cui mi sono segnato che, contrariamente alle apparenze, il regista di Caos Calmo non è Nanni Moretti ma uno di cui non ricorderei il nome nemmeno se me lo tatuassi attorno all’ombelico. Colpa mia.

Quindi per Isabella Ferrari, che ora deve giocoforza mettere in secondo piano la propria onorevolissima carriera passata (ahò, ha fatto Distretto di Polizia, ha fatto Fracchia contro Dracula, ha fatto Willy Signori e vengo da lontano), e che da qui all’eternità sarà costretta a rispondere all’immancabile domanda del rotocalco femminile, del quotidiano intellettuale, del periodico patinato, del mensile zozzo, della rivista pretenziosa, del mattone accademico, del foglietto valdese: “Com’è stata la scena di sesso con Nanni Moretti?” E giù a raccontare, che ne so, dell’imbarazzo iniziale piuttosto che della vodka e della birra piuttosto che dei peli sulle cosce del partner piuttosto che degli arditi accostamenti a Marlon Brando e Maria Schneider (un’altra, poverina, famosa solo per aver reso il burro più famoso di lei).

Forse anche per Nanni Moretti, che – sono sicuro – in fin dei conti ha sempre preferito mangiare nudo la Nutella; e che si ritrova invece ad aver girato un film, magari anche piacevole, del quale si parla soprattutto per le scene contro natura.

Infine, soprattutto, che inculata per Sandro Veronesi! Va bene, le riduzioni cinematografiche garantiscono un sacco di soldi. Va bene, l’uscita del film è una nuova e corroborante iniezione di copie vendute. Va bene, la versione per il grande schermo oggidì è il passaporto per la gloria eterna – nessuno si ricorderebbe di Margaret Mitchell se non avesse visto Via col Vento, quasi tutti si ricordano di Anthony Burgess solo perché hanno visto Arancia Meccanica, nessuno si ricorda del povero Arthur C. Clarke per quanto possa aver visto 2001 Odissea nello Spazio. Ora, il bello del romanzo di Veronesi è anche il suo brutto (come già argomentato in una lunga recensione telefonica di Snupi che due anni fa ho fedelmente provveduto a trascrivere): ossia che la trama è curiosa, abbastanza arguta, più che degna di un film decente o di una buona fiction tv; mentre la prosa è scialba, non ha un sussulto nemmeno con l’elettroshock (che pure Veronesi tenta disperato, ad esempio nelle pagine e pagine della delirante mail del corteggiatore della moglie del protagonista, utili solo a constatare il fallimento del tentativo ma conservate per allungare il brodo e fare il fico sperimentalista). Ne consegue che si tratta di un romanzo perfetto per diventare un film, anzi destinato a diventare un film, forse pensato per diventare un film. E ora che tanto è effettivamente accaduto, dobbiamo sperare che il film sia un capolavoro, che sbanchi il botteghino, che la gente faccia a mazzate per andare a vederlo: se accadrà, sentendo nominare Caos Calmo non penseremo più alla foto di Sandro Veronesi in terza di copertina ma ci verrà in mente tutt'al più Nanni Moretti che incula Isabella Ferrari, e tireremo un sospiro di sollievo.

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