lunedì 4 febbraio 2008

Facciamolo alla svizzera

Seguitemi nel ragionamento, please. Tutti dicono che c’è bisogno di una riforma elettorale. Tutti presuppongono che questa riforma implichi l’adozione di un sistema di voto vigente in un Paese estero. Nessuno è d’accordo su cosa mutuare e da quale paese estero: il proporzionale tedesco, i collegi spagnoli, il semipresidenzialismo francese… Io ho avuto un’illuminazione, e la partecipo a chiunque voglia farla propria: il sistema elettorale che l’Italia potrebbe acquisire in toto è quello svizzero.

In Svizzera gli elettori votano per eleggere l’intero Consiglio dei Ministri, che si chiama in realtà Consiglio Federale. I ministeri vengono ripartiti proporzionalmente fra tutti i partiti che hanno preso parte alle elezioni: il primo partito sceglie il primo ministero che gli aggrada, il secondo sceglie il meglio fra quelli rimasti e così via fino all’ultimo; poi si ricomincia da capo fino ad esaurimento dei ministeri. Non esiste opposizione perché non esiste maggioranza. Non esiste voto di sfiducia né O.K. Corral in Parlamento. La Presidenza della Federazione, equivalente alla nostra Presidenza della Repubblica, coincide di fatto con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, è tuttavia un ruolo pressoché onorifico da taglianastri ed è tradizione farlo ruotare nel corso di una legislatura fra tutti i membri del Consiglio Federale. Le leggi vengono votate a maggioranza semplice nel Consiglio stesso, poi (se necessario) vengono ratificate da un apposito referendum popolare, a un ritmo di circa un paio all’anno. Tutti vivono felici e contenti, e ogni quattro anni le elezioni rinnovano i vertici dello Stato, che ciò nondimeno restano bene o male sempre uguali.

Se non che la Svizzera è una nazione calvinista, e i calvinisti hanno tendenza a escludere (secondo Luca 13, 28: “Tutti i profeti nel regno di Dio, e voi cacciati fuori”): ragion per cui in Svizzera i partiti si limitano a essere tre o quattro – Democristiani, Socialdemocratici, Liberali, più robetta pittoresca come i Verdi – e stanno ben comodi in un Consiglio Federale composto da sette ministeri (Interno, Esteri, Giustizia, Difesa, Finanze, Economia, Ambiente-Comunicazioni).

L’Italia invece è nazione cattolica, e i cattolici hanno tendenza a includere (sempre secondo Luca 14, 23: “Va’ per le strade e lungo le siepi, e costringili a entrare”): quindi i ministeri da ripartire proporzionalmente fra tutti i partiti dovrebbero essere verosimilmente circa centocinquanta.

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