lunedì 3 marzo 2008

Autore, autore!

C’è il sole, è lunedì, sono a Pavia. Vado in giro per piazza Vittoria e tutti mi fermano chiedendomi se ho sentito Abraham B. Yehoshua da Fazio – il quale Yehoshua, a quanto pare, si è sperticato in elogi per la città: su una rete nazionale! in prima serata! L’entusiasmo dei passanti è incontenibile e cozza con la mia relativa indifferenza che nasce dalla triste ammissione che io no, domenica sera non ho guardato Yehoshua che parlava da Fazio perché stavo guardando l’Inter che vede Napoli e poi muore.

Avantieri la giornata pavese di Yehoshua è riuscita più che bene. Alla presentazione di Fuoco Amico in Ghislieri c’erano duecentosessantasei persone sedute (fra le quali Silvia G) e un centinaio in piedi, tutte peraltro piuttosto comode. Fonti fededegne mi hanno riferito che all’incontro immediatamente precedente alla Mondadori di Milano c’era posto per una novantina di persone tutt’al più, mentre gran parte del pubblico spingeva per entrare ed era costretto a guardare l’autore su un monitor, tanto valeva aspettare di vederlo su Rai3. Se aggiungiamo il bel tempo e il fatto che un paio di giorni all’anno (tipo sabato) Pavia sembra bellina, è logico che Yehoshua sia rimasto colpito e ne abbia parlato da Fazio – su una rete nazionale! in prima serata!

Un capoverso d’omaggio doveroso va dedicato alla libreria Delfino, che ha organizzato l’incontro per celebrare la sua sede rinnovata. L’intervento di Yehoshua è stato il compimento, il coronamento superlativo di sedici anni di lavoro basato sull’unico comandamento che non si può vender libri come se si vendessero scatole di fagioli. L’impressione è che alla Delfino si conosca ciò che si vende, e di conseguenza si rifugge dal generico caravanserraglio promozionale (pile di bestseller, sagome dell’autore in cartone, promozioni un tanto al chilo). La prossima volta che passate in piazza Vittoria, invece di fermarmi e chiedermi se ho guardato Fazio (tanto lo sapete che guardo solo partite, specialmente se l’Inter perde), fate un salto lì dentro, uscirete probabilmente con un bel libro e sicuramente con un buon consiglio. Fine del messaggio promozionale.

Inizio del messaggio spromozionale: sarà che ho il dente avvelenato, sarà che sono prevenuto, sarà che porto scritta in fronte la mia avversione ma domenica mattina io e Silvia G nell’atto di entrare in una Feltrinelli siamo stati istantaneamente bloccati e immediatamente scacciati: “Stiamo chiudendo”. Ora, che i lombardi siano mediamente scortesi è cosa nota, che i commessi della Feltrinelli siano sempre un po’ scontrosi o quanto meno sbrigativi è ancor più noto – ne consegue che entrando in una Feltrinelli lombarda è già tanto se non si viene presi a ceffoni. Certo che ci abbiamo messo del nostro: abbiamo visto una libreria aperta e volevamo entrarci. Ogni tanto abbiamo certe pretese…

Inoltre la mitologia prevede che i commessi delle Feltrinelli non siano commessi qualsiasi, ma per lo meno laureati (in lettere e filosofia: sarebbe a dire, gente che altrimenti sarebbe disoccupata). Mi viene in mente il lontano giorno del 1997 in cui mi presentai alla Feltrinelli di Bari appositamente per acquistare Finnegans Wake di James Joyce (tenete a mente questo nome, tornerà utile). Non trovandolo sullo scaffale disordinatissimo, mi avvicino alla commessa laureata e gliene chiedo ragione. Lei, terrorizzata dalla mia richiesta, la gira al computer informativo scrivendo nel campo dell’autore: James Joice, e poi si dice spiacente che non risultino volumi dell’autore in questione. Le spiego che Joyce si scrive con la ypsilon. La commessa laureata appare dapprima scioccata, quindi progressivamente e illuministicamente perplessa; solo dopo mie reiterate insistenze accetta di tentare la ricerca di volumi di Joyce scritto con la ypsilon, e digita: James Yoice. Erano altri tempi, facevo ancora soltanto il liceo e non potevo capire che non si trovava lì per sbaglio.

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