lunedì 21 aprile 2008

Il fumo nuoce, digli di continuare

(In principio fu Stilos, e Stilos era presso Gianni Bonina e Stilos era Gianni Bonina. Con la sostanziale differenza che Gianni Bonina è un ottimo critico letterario siciliano mentre Stilos, dapprima inserto de La Sicilia, era un ottimo quindicinale di recensioni a libri di varia risma, ventiquattro pagine, un euro. Qualche volta ci ho scritto anch'io, come i più fedeli fra i gurradomani ricorderanno. Se non che, a settembre 2007, Stilos concluse la propria esistenza per mancanza - suppongo - di adeguati fondi. Gianni Bonina, che non è tipo da restare a braccia conserte, subito promise un nuovo periodico autofinanziato, Il Sottoscritto, che doveva arrivare in edicola a gennaio. Se non che il mondo non è dei critici letterari e l'uscita di gennaio venne rinviata a febbraio dapprima, quindi a marzo. Siamo ad aprile e di uscire in edicola ancora non si può parlare, per questo, questo e quest'altro motivo. Ciò nonostante, Il Sottoscritto ha un sito piuttosto attivo e il primo numero della rivista può essere scaricato in pdf, stampato e letto dove meglio vi aggrada.
Dunque: Gurrado per Il Sottoscritto)

Enrico Remmert e Luca Ragagnin concludono, con Smokiana, il trittico a cadenza pressoché biennale iniziato nel 2004 con Elogio della Sbronza Consapevole e proseguito nel 2006 con Elogio dell’Amore Vizioso, tutti editi da Marsilio. Alcol, sesso e fumo (ossia Bacco, Venere e tabacco) vengono così racchiusi in tre raccolte di citazioni nelle quali, a differenza dei prontuari ordinati per autore o per tema, denotano invece un certo capriccio catalogatore, in cui pare si voglia volutamente sfuggire a ogni tentativo di sistematizzazione razionale. Né questa scelta può essere criticata, stante che la trilogia dell’elogio del vizio di Remmert e Ragagnin ha a che fare con quanto di meno ragionevole ci sia nella vita dell’uomo: l’obnubilamento (alcol), la dissipazione (sesso), l’autodistruzione (fumo). Le centinaia di voci di varia autorità che intervengono a supporto dei tre temi costituiscono, a ben guardare, una cospicua – e in larga parte condivisibile – testimonianza in favore del piacere vario, interpretato non più alla luce di un criterio razionale (o ragionevole) ma assolutamente estetico, nei due significati del termine: tanto sensuale quanto piacevole, bello in sé. Una scelta non immemore di Oscar Wilde, tanto per citare il più famoso di una pletora, che trae autorevolezza dalla sua stessa divertita audacia, ironica, lieve e convincente.

Dei tre volumi, Smokiana è il più volubile – verrebbe da dire, con immediato gioco di parole, il più fumoso. Se gli atti del bere e dell’amare erano più facilmente catalogabili in quanto pienamente intenzionali ed esclusivistici (soprattutto il sesso), il fumo è invece sfuggente per definizione. Si fuma facendo altro, così come si fuma per evitare di fare qualcosa d’altro: di modo tale che il fumo, nelle sue molteplici incarnazioni, diventi un pretesto per parlare degli argomenti più dissimili.

Tale volubilità è testimoniata nell’articolazione delle dieci sezioni del volume, che riguardano (traducendo dai termini immaginifici coi quali R&R via via le introducono) il sigaro, la pipa, la sigaretta, l’ideologia tabagista, il fumare mentre si beve, il fumare mentre si ama (o più probabilmente dopo), le tabaccherie e le tabacchiere, la marijuana, le canzoni a tema (“Un uomo di una certa età / mi offriva spesso sigarette turche”, come cantava Battiato) e infine le droghe più varie.

A maggior ragione, il migliaio di citazioni selezionato da R&R costituisce un pot-pourri onnicomprensivo, in cui Tolstoj può convivere senza particolari patemi con Ricky Gianco e Cioran con Morozzi; e come tale si presta agli usi più vari. Si può, indubbiamente, farne un manuale della risposta pronta e arguta per tacitare i più svenevoli fra i salutisti e fumare con piacere crescente in base alla sacralità del luogo che si profana. Si può anche praticare il giochino, suggerito in seconda di copertina, della ricerca delle “false citazioni disseminate qua e là”: ma io ho ritenuto più poetico (e più saggio) credere che tutte le citazioni fossero veridiche, in particolar modo le più incredibili. Si può indire una sapida caccia, come in tutte le raccolte di citazioni, alle esclusioni più o meno ingiustificate –come il celebre sketch in cui l’energumeno Walter Chiari, accendendosi una sigaretta nello scompartimento di un treno che divide con un nano, prima gli chiede: “Le dà fastidio se fumo?” e poi, ricevutane risposta affermativa, indaga cautamente: “Vuole che la butti dal finestrino?”. E poi, ça va sans dire, butta fuori dal finestrino il nano, non la sigaretta, e si risiede a fumare beatamente.

Secondo il noto adagio che citavo fugacemente all’inizio, Bacco tabacco e Venere riducono l’uomo in cenere: resta da capire cosa sia la cenere in questione. Remmert e Ragagnin rifiutano tacitamente la consueta interpretazione dell’incenerimento dell’uomo come suo annichilimento e sembrano invece propendere per una versione più positiva, un po’ edonistica ma sicuramente efficace, che – in chiusura della trilogia del vizio – dà probabilmente la cifra dell’intera operazione iniziata nel 2004.

Una plausibile linea interpretativa viene suggerita dal più bello degli aneddoti – variazioni sul tema del fumo come metafora e sublimazione dell’attesa – che i curatori antepongono a ogni sezione del volume. Alla regina Elisabetta I che lo sfidava a pesare il fumo della sua pipa, Sir Walter Raleigh rispose sottraendo dal peso iniziale del tabacco da fumarsi il peso finale del tabacco fumato: ciò che ne risultava era, appunto, il peso inafferrabile del fumo. È intuibile che per R&R la cenere a cui l’uomo viene ridotto sia assimilabile al rimasuglio che persiste nella brace della pipa, valevole non in sé e per sé (anzi ripugnante) ma per il fatto stesso di essere stato utile e funzionale all’atto di fumare. Nel loro lieve slalom fra infinite citazioni, Remmert e Ragagnin ricordano senza alcuna pedanteria che dà un senso all’uomo ciò che ne rimane dopo aver fumato, dopo aver bevuto, dopo aver amato: in una parola, dopo aver vissuto appieno.

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