lunedì 26 maggio 2008

Lo Stato dei Licei, 19: il sentimento del contrario

[Mancano ventidue giorni agli esami di maturità. Gurrado si guarda il Giro d'Italia. Silvia G piglia e scrive:]

Gurrado, da qualche tempo in Terzaddì aleggia un’atmosfera surreale e un po’ inquietante, carica di tensione e nervosismo; ciò è presumibilmente dovuto al fatto che gli alunni, come ridestatisi da un sonno durato circa cinque anni, hanno d’un tratto preso coscienza che mancano pochissime settimane all’inizio degli Esami, e sono stati dunque pervasi da un sentimento talmente angosciante da tramutarsi per assurdo in euforica allegria. Capita piuttosto di frequente ch’essi si ritrovino a ridere delle loro stesse disgrazie.
Capita, ad esempio, che l’alunno Ruggero F, nel tentativo di recuperare la merendina che i compagni hanno nascosto per burla, si alzi in piedi sopra il banco nel bel mezzo della lezione di latino e minacci di compiere uno sproposito se la suddetta merendina non gli viene immediatamente riconsegnata, prendendo come ostaggio il quaderno di Chiara P, come in preda ad una crisi di follia. Capita che quale immediata reazione la professoressa Fiorello, una volta riavutasi dallo shock, intimi a Ruggero F di scendere immediatamente dal banco, pena la sospensione. Capita che l’alunno simuli un improvviso calo di zuccheri, costringendo la professoressa a cercare personalmente il corpo del reato, ovvero la merendina, e a svuotare gli zaini di tutti i presenti. Capita che la merendina venga rinvenuta nella borsa di Eleonora F, la quale giura di non c’entrare nulla e di essere stata incastrata. Capita che la professoressa Fiorello, rendendosi conto che la situazione sta sconfinando nell’assurdo, annunci che, in quanto coordinatrice di classe, proporrà il famigerato 7 in condotta per tutta la Terzaddì. Capita che gli alunni, nell’udire ciò, inspiegabilmente applaudano.
Capita altresì che la stessa professoressa Fiorello, in seguito a questo curioso episodio, decida di vendicarsi consegnando i risultati dell’ultimo compito di greco (una versione tratta dall’Antidosi, qualsiasi cosa sia, di Isocrate, chiunque sia). La tensione è palpabile, in quanto tutti gli alunni della Terzaddì sono perfettamente consapevoli di non aver tradotto in maniera sufficiente nemmeno una riga del testo. Vi è dunque un inaspettato colpo di scena: non un alunno su diciannove ha superato il 5, e sulla maggior parte dei fogli protocollo compare scritto, con un tratto rabbioso di penna rossa, quello che tutti considerano il numero perfetto, esclusi naturalmente gli studenti liceali: il 3. Dopo una rapida consultazione, le rappresentanti della Terzaddì annunciano con il sorriso sulle labbra che la media di classe ha toccato con quest’ultimo compito il 3,81, primato assoluto, mai sfiorato da nessuna sezione precedente. L’alunno Alberto I estrae dunque dallo zainetto una bottiglia di spumante, che aveva precedentemente acquistato per festeggiare il conseguimento della sua patente di guida, e la stappa davanti agli occhi impotenti e rassegnati della professoressa Fiorello; la quale, avendo ormai perduto definitivamente il controllo della classe, accetta di brindare con gli alunni al tragico record. In fin dei conti, lei stessa è stata decisiva per stabilirlo.
La Terzaddì sorride delle proprie disgrazie, rovesciando così il principio cardine esposto da Pirandello nel suo saggio L'Umorismo: se si riflette oltre l’apparenza per guardare nell’interiorità di una situazione buffa, il riso si dovrebbe trasformare inevitabilmente in pianto, e la commedia in tragedia. Ma quando la situazione non è affatto buffa, e la tragedia risulta più che evidente, è necessario distaccarsi dalla realtà e tentare di osservare superficialmente lo sfacelo; ne conseguirà un sentimento di inebriante sollazzo, nonché un ineluttabile desiderio di rid[Silvia G scoppia in lacrime senza ragione apparente, il manoscritto termina qui]

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