venerdì 5 settembre 2008

I love Sarah Palin


La mia convinzione che in Alaska vi fossero soltanto pinguini e sottomarche di gelati è stata smantellata in un sol botto dalla notizia che John McCain – la cui corsa alla Casa Bianca è sostenuta da questo blog senza alcuna riserva ma anche senza alcun finanziamento – abbia scelto come futura vicepresidente la governatrice dell’Alaska, Sarah Palin (se avete la molesta abitudine di leggere ad alta voce ciò che scrivo a beneficio di parenti e amici consenzienti o meno, pronunziate: Serapèlin).

Lo staff di Barack Hussein Obama ha commentato che la giovane Sarah Palin non ha esperienza sufficiente al ruolo di vicepresidente degli Stati Uniti d’America. Ripeto: lo staff di Barack Hussein Obama ha commentato che la giovane Sarah Palin non ha esperienza sufficiente al ruolo di vicepresidente degli Stati Uniti d’America. Smettetela di ridere, non è una battuta.

Io, invece, non solo non sapevo chi fosse Sarah Palin, ma nemmeno sapevo che l’Alaska avesse un governatore (in questo sono come Alexander Portnoy, che voleva portarsi a letto un’americana per stato, fino a un ammontare complessivo di 48 perché eschimesi e hawaiane non contano). Mi sono documentato ed è emerso che questa Sarah Palin, oltre a essere una quarantaquattrenne di più che soddisfacente avvenenza, è stata la prima donna e la persona più giovane a essere mai eletta a tale carica.

Questi primati, però, vanno bene per dei democratici. Per dei repubblicani è più consolante apprendere che Sarah Palin è smaccatamente pro-life e ha cinque figli, l’ultimo dei quali affetto da sindrome di Down, e che pur sapendolo non solo l’ha voluto comunque ma se lo coccolava già nel pancione passeggiando sui ghiacci come documentato da una copertina del Foglio in tempi non sospetti. Il più grande sta per partire soldato per l’Iraq. Le tre figlie in mezzo sono decisamente graziose (specie la seconda) e giocano a hockey, piuttosto prevedibilmente sul ghiaccio. Nel periodo in cui è stata sindaco di Wasilla, ridente (mah) paesino nel sud dell’Alaska, la popolazione è aumentata di duemila unità su cinquemila abitanti.

Sarah Palin è favorevole alla pena di morte (può permetterselo perché non è cattolica; se non fossi cattolico me lo permetterei anch’io), contraria al matrimonio omosessuale, non preclusiva nei confronti dell’evoluzionismo né vergognosa riguardo al creazionismo. Detesta l’aborto, non crede al riscaldamento globale e protegge il diritto a difendersi con armi. Non transige sulla marijuana, figuriamoci sulle droghe più pesanti.

Sarah Palin è stata capitana della squadra di basket del suo liceo e l’ha condotta alla vittoria del campionato nazionale. Si è classificata seconda a un Miss Alaska di qualche annetto fa, e tuttora non sfigurerebbe. È apparsa più che sorridente su una recente copertina di Vogue. Mangia carne di caribù.

Una presidentessa così farebbe venir voglia di diventare americani. Tuttavia, perché ciò avvenga, bisognerebbe sperare non solo che McCain vinca le elezioni ma anche che muoia qualche settimana dopo – e pare brutto. Limitiamoci pertanto a insignire Sarah Palin del titolo di donna repubblicana ideale, e a sospirare perché già sposata (con un eschimese).

Ora, mi raccomando, tutti a dire che la figlia di Sarah Palin, Bristol, è rimasta incinta a sedici anni, e che quindi figuriamoci se Sarah Palin è in grado di governare mezzo mondo se non ha saputo tenere a bada una figlia su due. Nessuno ha detto invece che Bristol sposerà il suo fidanzato, partorirà e darà vita a una famiglia presumibilmente felice, o se non altro regolare. Nessuno ha riconosciuto che è meglio avere un figlio a sedici anni che nessuno a quaranta. Nessuno ha ammesso che Barack Hussein Obama non ha di questi problemi, poiché la sua figlia maggiore ha nove anni; nessuno ha ricordato che Obama ha detto, testualmente, che se una delle sue figlie dovesse in futuro commettere un errore lui sarà comprensivo e non consentirà che “venga punita con un bambino”.




[Questo è il video integrale del discorso con cui Sarah Palin ha accettato la vicepresidenza - o, se vogliamo fare gli iettatori, la candidatura alla vicepresidenza - nel corso della convention repubblicana. Chi non fosse in grado di sopravvivere a tre quarti d'ora d'Inglese sboccato, può leggerne la traduzione completa sul sito del Foglio.]

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