venerdì 3 ottobre 2008

Letterine letterarie (4)

Egregio Gurrado,
leggi Tolstòj, addirittura? Gli autori russi ti sono venuti a piacere? A me mica tanto.
Silvia G

(Noto con curiosità che la stessa identica domanda mi è stata posta, poco dopo Silvia G, da un’altra Silvia il cui cognome per giunta inizia con la G. Si vede che la vita imita l’elenco telefonico.)
No, i Russi non mi sono venuti a piacere affatto. Ho letto una parziale raccolta di saggi di Tolstòj (che la Mondadori ha antologizzato sotto il brillante titolo Perché la gente si droga?) perché me l’avevano regalata; l’ho letta di gusto perché è stata utile a confermare il mio sospetto che Tolstòj, sgravato della zavorra narrativa, diventa un ottimo scrittore. Se tu prendi ad esempio Guerra e Pace, noterai che pagine e pagine delle sue elucubrazioni storico-sociologiche sono interrotte da fastidiosi inserti narrativi in cui si parla del principe Andrej e dei suoi compari. Robaccia: sembra quei film per adolescenti tardi che Italia1 usa come necessario interstizio fra la réclame degli zaini e il gattino Virgola. Tolstòj dà il meglio di sé come narratore breve – penso a La morte di Ivan Il’ic, La sonata a Kreutzer e soprattutto il suo capolavoro Padre Sergji. Quando sa di avere poche pagine a disposizione, Tolstòj deve operare una scelta: o blatera insensatamente come un giudice di Mani Pulite, e allora scrive brevi saggi, o si attiene ai fatti (inventati), e allora scrive racconti. Quando invece ha a disposizione la distanza teoricamente infinita del romanzo, addio: è uno dei principali motivi per cui, ogni volta che arriva l’autunno, metto in valigia una vecchia edizione di Anna Karenina e immancabilmente ogni estate la riporto a casa senza averla letta.

Gurrado
Saviano
Giulia

Signorina Giulia,
noto che la tua caratteristica laconicità non ti precluda l’altrettanto caratteristica abitudine di non utilizzare la punteggiatura. Devo dedurne che vuoi chiedermi cosa io pensi di Saviano (posso escludere che tu invece intendessi chiedermi se io sia Saviano sotto mentite spoglie); per prima cosa devo ammettere che non l’ho mai letto, non per mancanza ma per cognizione di causa, e che di conseguenza su di lui penso varie cose la prima delle quali può essere così sintetizzata: ogni volta che lo sento parlare – in tv, sui giornali, a teatro, sotto il letto e ovunque – della triste vita che conduce una persona costantemente sotto scorta, la mia reazione è che se invece di scrivere Gomorra avesse scritto un bel romanzo ora sarebbe vissuto felice, contento e senza scorta. Non voglio dare peso alle fonti secondo le quali la persecuzione camorristica gli ha garantito una fama da duro maledetto che gli consente di ricevere caterve di lettere di ragazzine impazzite (non so se sia vero, non credo, spero di no, altrimenti la mia è tutta invidia); non voglio dire che possa essersi pentito di quello che ha pubblicato, anche perché starà facendo un sacco di soldi (hai idea di quanto renda una riduzione cinematografica?). Però guardalo in faccia, guardalo bene. Ti sembra che se non avesse pubblicato Gomorra avrebbe ricevuto caterve di lettere di ragazzine impazzite?
Ovviamente non so fino a che punto possa godersi molti soldi una persona che vive sotto scorta. Io, oltre a non essere mai vissuto sotto scorta, non ho nemmeno mai avuto molti soldi. Io mi limito a intuire che, se veramente qualcuno avesse voluto ammazzarlo, l’avrebbe già fatto: decine, centinaia di precedenti insegnano che all’atto pratico la scorta non conta più di tanto. Né mi sembra che Saviano stia conducendo una vita stile Salman Rushdie: è in tv ogni due per tre, presenta il suo libro a tappeto, non manca un festival, un cocktail, un vernissage. Non direi che sia difficile localizzarlo. Scrivo da ore e sono in stato confusionale, ma se ben ricordo la faccenda delle minacce di morte era venuta fuori grazie a una specie di enorme marchetta di Umberto Eco sul Tg1, un paio d’anni fa.
Pubblicità? Una faccenda costruita ad arte? Non lo so, non ho gli estremi per dirlo; invece ho gli estremi per dire che in questi giorni sto preparando una cosa su Guareschi e mi sono reso conto di quante persone non ricordino che Guareschi, ritenuto autore umoristico e quindi poco impegnato, si sia prima fatto due anni di lager e diciotto mesi di galera patria, in entrambi i casi per crimini politici. Sto indagando, ma non mi risulta che Guareschi sia andato in tv ogni due giorni a lamentarsi dell’evidente sopruso giuridico, ma se n’è andato in carcere a finire di rovinarsi la salute e la vita. Saviano, invece, come buona parte degli scrittori (falsi?) impegnati che periodicamente sorgono in Italia, sembra soprattutto sfruttare la camorra per un ritorno d’immagine; il tutto col soccorso dell’establishment culturale e informativo, in quanto il medesimo Saviano non viene certo da ambienti di destra. Quindi è, con ogni probabilità, parte di un gioco più ampio finalizzato a qualcosa che non ho ben capito ma che un po’, se mi permetti, temo.
In ogni modo stimolato dalle tue due parole (più firma) sono andato in libreria a dare un’occhiata a Gomorra, il libro intendo. L’ho aperto e ho scorso qualche frase qua e là: periodi brevi, prosa concitata, stile giornalistico, palese incapacità di parlare d’altro (la grande domanda infatti è: ma Saviano, prima di essere osannato come grande scrittore, scriverà un romanzo?). Ne ho ricavato l’impressione che l’unica maniera per smettere definitivamente di parlare di Gomorra è iniziare a leggerlo.

Gurrado, non ho ben capito se sei fidanzato o meno.
Benedictus PP XVI

Santità, sto facendo i quarti di finale.

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