venerdì 9 aprile 2010

Sanfrancescheide, parte terza. Sempre sia lodato il San Francesco vero, non lo sancto jullare inventato da Dario Fo ma quello che sapeva come e con chi essere cattivo. Il povero frate Ruffino era la vittima preferita delle sue punizioni e fu addirittura spedito un giorno a predicare in mutande per vincere la vergogna di parlare in pubblico. Oggi i benpensanti chiederebbero la chiusura del convento di Assisi come nuovo carcere di Guantanamo. Allo stesso frate Ruffino San Francesco suggerì un metodo infallibile per distinguere il male dal bene: al poveraccio capitava di ricevere in visione un crocifisso che gli diceva cose che sarebbero state meglio in bocca al demonio. In preda alla confusione (fa fede il capitolo ventinovesimo dei Fioretti), Ruffino chiese soccorso a San Francesco che gli consigliò di lasciar parlare il crocifisso e poi di replicare senza indugio: “Apri la bocca, e mo vi ti caco”. In un istante, sentita la risposta, il falso crocifisso sparì terrorizzato rivelando di essere per davvero il demonio. La risposta può ancora oggi aiutare a distinguere la croce di un candidato della Lega da quella di uno, che so, dell’Udc.

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