mercoledì 19 maggio 2010

Tommaseide, parte terza. L’autore più sottovalutato dello spaziotempo, Niccolò Tommaseo, invita a diffidare degli scrittori che fanno i sentimentali e conquistano il pubblico lasciandosi credere grandi uomini perché usano parole grosse. Scrive infatti chiaro e tondo in Fede e bellezza: “Le parole significano meglio i sentimenti a uno a uno; non il complesso loro, il contrasto: e in quel complesso è la vita, in quel contrasto il mistero dell’anima”; e ancora: “Noi scrivacchianti vantiamo, e ci crediam forse, d’avere il cuor buono, perché abbiam piagnona la penna”. Tradotto: diffidate sempre degli autori che dichiarano di scrivere col cuore e quando leggete non prestate attenzione a ciò che dicono ma a come.

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