giovedì 6 maggio 2010

Vale la pena di esprimere un endorsement in una nazione in cui non si può votare? In realtà alcuni mi dicono che potrei anche, o meglio avrei potuto se mi fossi iscritto per tempo alle liste elettorali. Nel mio collegio – Oxford West – il seggio è detenuto dai liberaldemocratici, gente che se fosse italiana leggerebbe Repubblica e che ha come colore distintivo il giallo forse perché a furia di opporsi a qualsiasi provvedimento di qualsiasi governo le è venuta l’itterizia. Se avessi avuto un voto avrei votato Nicola Blackwood, la trentenne cantante lirica sostenuta dai conservatori, e sarebbe stato un voto tattico, più che altro per levare un seggio agli itterici. Ma non avendo diritto di voto posso permettermi di esprimermi ideologicamente fingendo di votare un partito che a Oxford non s’è nemmeno candidato: il British National Party, che ha come primo punto nel programma il rimpatrio degli stranieri, che in Inghilterra sono fin troppi. Iniziamo dalla mia vicina cinese, che telefona a voce altissima alle quattro e mezza del mattino?

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