mercoledì 15 dicembre 2010

Bisogna dare atto a Gianfranco Fini che tutto gli stava andando per il meglio. Il ruolo di alto profilo istituzionale. La progressiva smarcatura dal governo. La presa di distanza dal premier. L’incontrollata ira di Berlusconi. Il ditino puntato dalla platea. Briguglio, Bocchino, Granata. I probiviri. La ridicola espulsione dal Pdl. La campagna stampa orchestrata dai giornali di famiglia. Mirabello. I video su youtube. I fan su facebook. La creazione di un nuovo partito. Il nome affascinante. Il logo multicolore. Bastia Umbria. Una marea di sostenitori entusiasti. Luca Barbareschi. Il manifesto per l’Italia. Berlusconi travolto dagli scandali. Ruby Rubacuori. Il bunga bunga. Wikileaks. Putin e Gheddafi. Il terzo polo. Il calo di consensi del premier. La mozione di sfiducia dell’Udc. Bisogna dare atto a Gianfranco Fini che gli sarebbe bastato muovere un dito, una falange, per poter disfarsi di Berlusconi. Poi il PD ha indetto una grande mobilitazione di piazza.

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