venerdì 30 aprile 2010

San Pio V, torna fra noi. Ricordaci che hai selezionato una precisa serie di preghiere e di un rosario hai fatto il rosario; che non hai perso tempo istituendo un collegio ma che hai fondato il collegio (tutti quelli dopo sono imitazioni, tutti quelli prima erano esperimenti); che hai organizzato la battaglia di Lepanto al solo scopo di ricordare che non esiste una religione ma la religione. Torna e dacci ripetizioni di grammatica: abbiamo un gran bisogno di articoli determinativi.

mercoledì 14 aprile 2010

Qualche giorno fa ho incontrato una persona che non vedevo da quindici anni. Si dà il caso che non mi abbia riconosciuto, poiché all’epoca ero adolescente e ora non più, segno di quante cose cambino in quindici anni: nel 1994 c’era Scalfaro e ora c’è Napolitano, c’era Arrigo Sacchi e c’è Marcello Lippi, c’era L’Indipendente e ora c’è Il Foglio, c’era il citofono e ora c’è facebook, c’era il classico di Altamura e ora c’è l’università di Oxford, c’era il Supertelegattone (miao) e ora c’è X-factor, c’erano i francobolli e ora c’è la mail, c’era Jack Frusciante e ora c’è La nostra guerra, c’era Occhetto e ora c’è Bersani, c’era Berlusconi e c’è ancora.

martedì 13 aprile 2010

Sorgano cento, mille Vigevano; si vigevanizzi l’Italia intera. A me non interessano le beghe locali né i motivi per cui un partito sceglie di avversare nelle comunali i suoi alleati in Regione e al Governo; mi interessa l’eterogenesi dei fini che va oltre le intenzioni dei vicerè di provincia e che mai si sono manifestate così chiaramente come nei risultati del ballottaggio di ieri. Sarà anche un paese di scarpari arricchiti, ma gli elettori di Vigevano hanno dato fiato alla provvidenza eleggendo un sindaco leghista con il 72% dei voti; il suo avversario, candidato del Pdl, si è fermato al 28 pur essendo sostenuto da Udc, Verdi e una lista civica che si chiamava Vigevano futurista. Ulteriore prova che l’Udc è decisiva: senza di loro non si perde.

lunedì 12 aprile 2010

Come fai, fra’ Jacopone? Noi abbiamo i nostri problemi a trovare Gesù nelle chiese d’Italia, sommerso com’è da manifesti dell’azione cattolica, copie di Famiglia Cristiana e generico timore di avere una religione vera; tu riuscivi a incontrarlo perfino nel cesso o, come diceva l’eufemistico cronista dell’epoca, “nelo necessario”. Stando alla cronaca pare che tu fossi tentato di mangiare una coratella e, onde persistere nel digiuno, te la fossi sistemata in camera così da poter annusarla e tormentarti senza mai azzannarla (contento tu). Passa un giorno, ne passa un altro, e in quell’epoca priva di frigoriferi il puzzo della coratella si diffonde insopportabile in tutto il convento; al che i tuoi confratelli esasperati (fa fede il cinquantunesimo capitolo della tua Vita) “lu portarono nelo necesario e miselo dentro en quella puza dicendo: poiché te sa cussì bona la puza toglitene e saziatene mo quanto tu voli. La quale cosa fra Jacopone ricevette con tanta alegrezza come uno goloso affamato fose stato posto ad una mensa piena di soavissimi cibi. Et cantando fra Jacopone en questo giubilu en quello luoco cussì fetente et ecote quelo consolatore vero delli aflicti et esconsulati Jesu Cristo beneditu che gli apparve en quello luoco”. Fu perché “nelo necessario” non avevate copie di Famiglia Cristiana?

venerdì 9 aprile 2010

Sanfrancescheide, parte terza. Sempre sia lodato il San Francesco vero, non lo sancto jullare inventato da Dario Fo ma quello che sapeva come e con chi essere cattivo. Il povero frate Ruffino era la vittima preferita delle sue punizioni e fu addirittura spedito un giorno a predicare in mutande per vincere la vergogna di parlare in pubblico. Oggi i benpensanti chiederebbero la chiusura del convento di Assisi come nuovo carcere di Guantanamo. Allo stesso frate Ruffino San Francesco suggerì un metodo infallibile per distinguere il male dal bene: al poveraccio capitava di ricevere in visione un crocifisso che gli diceva cose che sarebbero state meglio in bocca al demonio. In preda alla confusione (fa fede il capitolo ventinovesimo dei Fioretti), Ruffino chiese soccorso a San Francesco che gli consigliò di lasciar parlare il crocifisso e poi di replicare senza indugio: “Apri la bocca, e mo vi ti caco”. In un istante, sentita la risposta, il falso crocifisso sparì terrorizzato rivelando di essere per davvero il demonio. La risposta può ancora oggi aiutare a distinguere la croce di un candidato della Lega da quella di uno, che so, dell’Udc.

giovedì 8 aprile 2010

Sanfrancescheide, parte seconda. Sempre sia lodato il San Francesco vero, uomo delle testimonianze storiche e non delle ricostruzioni fantasiose. Al prossimo che vi ordina uno stile di vita più morigerato per far fronte alla crisi economica, ricordate che San Francesco moltiplicò il prodotto di una vigna privata alla quale aveva dato libero accesso ai poveri, onde ognuno si procurasse un po’ di ebbrezza (fa fede il diciannovesimo capitolo dei Fioretti). Gli astemi, i sani, i salutisti non berrebbero mai vino fuori orario e non ricaverebbero mai la sensazione che dove c’è di meno lì c’è di più.

mercoledì 7 aprile 2010

Sanfrancescheide, parte prima. Sempre sia lodato il San Francesco vero, il non immaginario, che direttamente dal Paradiso fece deporre e scomunicare frate Elia, ministro generale dell’Ordine dei cordiglieri (fa fede il quarto capitolo dei Fioretti). Questo frate Elia aveva pensato bene di proibire ai confratelli ogni cibo che contenesse carne. San Francesco vide; San Francesco intuì che così l’Ordine sarebbe diventato un club di vegeratiani che suonano la chitarra e marciano per la pace; San Francesco provvide.

martedì 6 aprile 2010

La prossima volta che qualcuno protesta che il Crocifisso più è realistico più fa impressione e più andrebbe rimosso dai luoghi pubblici, spezzategli un ossicino. Spezzateglielo, ovviamente, in piena fratellanza e per il suo bene. Vediamo poi se preferisce la visione di una parete spoglia, di una croce nuda o di un Cristo stilizzato e privo di fisicità; o se invece non preferisce specchiare le proprie membra sconocchiate in un corpo che riproduca in tutto e per tutto il suo, comprensivo di ossa muscoli e nervi: così che possa guardare nel dettaglio un corpo sofferente e pensare che se anche Cristo avrebbe potuto essere terreno fertile per emicranie, raffreddori e fratture allora è possibile una consolazione anche per l’ammasso di peccati e malattie che ci portiamo dietro.

lunedì 5 aprile 2010

Attenzione, non offrite il fianco a chi vi spedisce biglietti d’auguri – anche virtuali – con uova, pulcini e coniglietti. Si inizia così e si finisce come l’Inghilterra, dove la “buona Pasqua” è stata sostituita dagli “auguri di stagione” e il Lunedì dell’Angelo ha dovuto mimetizzarsi in “bank holiday Monday”, il lunedì in cui le banche sono chiuse. Da lì a diventare un emirato implicito il passo è breve anzi già fatto. A coloro che vi mandano uova, pulcini e coniglietti rispondete con un trionfo di Crocifissi e Risorti, opere di fede e d’arte. Forse penseranno, gli speditori incauti, che siete fanatici o intolleranti; ma forse capiranno, magari vergognandosene, che loro meritano il sangue di un pulcino, che per loro è risorto un coniglio.

venerdì 2 aprile 2010

Cota & Zaia, Zaia & Cota, non potreste monetizzare l'ormai cristallino avallo delle gerarchie ecclesiastiche per rendere il Venerdì Santo giorno festivo? Magari dal civile Piemonte e dal nobile Veneto l'usanza potrebbe colare fino a Gravina in Puglia. La funzione del Venerdì Santo si celebra fuori orario, fra le tre e le cinque del pomeriggio, e per seguirla c'è bisogno di garretti solidi: la lettura della Passione e l'adorazione della Croce durano a lungo e richiedono di stare in piedi per quasi un'ora e mezza. Se l'assemblea è composta solo da volenterose pensionate si sortisce l'effetto che a una a una tutte crollano sedute e, quando arriva il momento di inginocchiarsi, le loro giunture sono talmente provate che c'è il rischio di dover mettersi a raccattare tibie dal pavimento. Mentre i giovani sono (o dovrebbero essere) tutti al lavoro, si dà l'impressione di una Chiesa allo stremo, che a stento riesce a mantenersi verticale per cinque minuti. Cota & Zaia, Zaia & Cota, liberate il Venerdì Santo dalle pastoie di negozi e uffici e riempite le chiese di virgulti capaci di stare in piedi anche per tre ore se necessario. Poi per precauzione chiudete le autostrade, onde evitare che approfittino dell'improvvisa libertà per infilarsi in un lungo weekend verso mete soleggiate a maggior gloria del colonnello Giuliacci.

giovedì 1 aprile 2010

Intransigenti giudici di Roma, conquistate l'Italia intera e alle prossime elezioni locali abolite i simboli di tutti i partiti nazionali. Il sapore della competizione su base regionale, provinciale e comunale è data dalle liste civiche e dal lieve imbarazzo con cui se ne pronuncia il nome nel corso dei collegamenti per le prime proiezioni o per i dati reali dal viminale. Parlando di Magdi Cristiano Allam, senza alcuna vergogna l'inviata di Rai1 ha ripetuto più e più volte "Io amo la Lucania". Un candidato che di suo già si chiamava Pippo Callipo ha fondato la lista "Io resto in Calabria" (peggio per lui). Ad Altamura il terzo classificato alle comunali era sostenuto non solo da Io Sud ma anche dall'autorevole "Alleanza per Lillino". Al comune di Maglie, provincia di Lecce, un candidato ha messo d'accordo le esigenze olfattive di ciascuno con il cartello elettorale "Per cambiare Maglie". E le mutande?