giovedì 13 gennaio 2011

Cortegianeide, parte terza. Baldassar Castiglione, tu non ci crederai (anche perché per fortuna sei morto) ma da quando mi sono trasferito a Oxford ho scoperto di essere circondato da un cospicuo numero di persone esperte, benché vivano in Italia, di come si viva in Inghilterra. Io invece non sono esperto affatto e pur essendo qui da quasi due anni non mi sono ancora ambientato né presumo di ambientarmi più, ormai, cosa che peraltro non mi spiace moltissimo se poi considero le facce di quelli che ci si sono ambientati. Invece dall’Italia altro non mi arriva che “ma fai questo”, “ma fai quell’altro”, “beato te”, “potessi esserci io”, “tu sbagli a fare così”, “ma perché non ti ci ambienti?”, “devi assolutamente vedere la tal cosa”, “se io fossi lì andrei sempre allo stadio”, “se io fossi lì mi ubriacherei tutte le sere”, “se io fossi lì mi farei tutte le inglesi” e altri preziosi consigli che essi stessi rimpiangono di non poter mettere in pratica in quanto forzatamente bloccati entro i confini patri. Tu sei stato in Inghilterra e mi piace associare l’idea con la storiella che menzioni fugacemente a metà del tuo librone, ossia di quando “stando a questi dì un dottor de’ nostri a vedere uno che per giustizia era frustato intorno alla piazza, ed avendone compassione, perché il meschino, benché le spalle fieramente gli sanguinassero, andava così lentamente come se avesse passeggiato a piacere per passar tempo, gli disse: ‘Camina, poveretto, ed esci presto di questo affanno’. Allora il bon omo rivolto, guardandolo quasi con maraviglia, stette un poco senza parlare, poi disse: ‘Quando sarai frustato tu, anderai a modo tuo; ch’io adesso voglio andar al mio’.”

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