martedì 8 febbraio 2011

A differenza dei progressisti, a me capita di tanto in tanto di sbagliare (ma chi mi credo di essere? Christina Aguilera?) e in tal caso, senza particolari patemi, lo ammetto e ritratto. Il paragrafo che si trova qui sotto rientra nel novero dei miei errori concettuali; roba di poco conto, che non toglie tuttavia che l'elezione della Minetti sia formalmente regolare. Non toglie nemmeno che sul sempre più imbarazzante facebook mi sia stato detto che in questa circostanza ho voluto chiudere gli occhi "quando è in atto un crimine", e che alla mia domanda sull'entità specifica del crimine mi sia stato risposto "ovvio, non è un crimine", o meglio che di crimine metaforico si tratta. Questi italiani, sempre troppo impegnati con le pagliuzze per accorgersi delle travi. L'unica consolazione è che quando a un errore occasionale si scatena la muta dei mediocri, abituati da tempo a tacere e inghiottire, si può star sicuri che il resto che si è scritto è tendenzialmente vero.

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Allora, questa Nicole Minetti: riesce a fare girare la testa anche a chi non la sopporta. [Di qui in poi ciò che scrivo è fasullo] Ho notato che il progressista medio, quando vuole muovere una critica a questo reo secolo, porta avanti sempre due esempi in parallelo. Uno è Nicole Minetti. L’altro è la legge elettorale, che senza preferenze non consente di eleggere i propri rappresentanti in parlamento ma li fa nominare con oscuri magheggi da un’oligarchia composta in buona sostanza da tre persone che iniziano con la B. E l’esempio classico a questo punto, caschi il mondo, è proprio Nicole Minetti: che solo per essere stata l’igienista dentale (non già mentale) di Berlusconi, per non dir peggio, ha ottenuto un seggio pronto alla regione Lombardia; non fa una grinza. Qui casca l’asino, cioè il progressista: perché la regione Lombardia, così come ogni regione d’Italia, elegge i propri rappresentanti esprimendo regolare preferenza. Quindi Nicole Minetti è stata votata dagli elettori che hanno scritto il suo nome sulla scheda e non dagli oscuri magheggi di chi s’è limitata a candidarla. Se gli elettori non avessero messo la croce sul simbolo e non avessero scritto “Minetti” a caratteri stampatelli, non ci sarebbe nessuna Nicole Minetti al parlamentino longobardo. All’inverso, se per assurdo una trota venisse candidata al consiglio regionale della Lombardia e i lombardi si precipitassero in massa a votare per essa, la trota avrebbe pieno diritto di sedere nel consiglio regionale della Lombardia. [Di qui in poi ciò che scrivo è veritiero] Nulla da eccepire se non, dal mio punto di vista, questo: va bene la mamma inglese, va bene che erano gli anni ’80, ma esistono davvero preti che accettano di battezzare una bambina Nicole?

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