martedì 22 febbraio 2011

Barzineide, parte prima. Senza bisogno degli ultimi ridondanti cinquant’anni, già subito dopo il centesimo anniversario dell’unificazione d’Italia Luigi Barzini aveva notato che il collante fra il Regno delle Due Sicilie e i grandi stati del nord s’era piuttosto asciugato e c’era rischio che il sud si staccasse per esplicita volontà di essere dimenticato. L’idea geniale (espressa timidamente in inglese, nel libro The Italians tradotto solo successivamente) è che la divisione fra nord e sud risalga a monte dell’economia e della politica, che non abbia alcuna radice storica o genetica ma che risieda nel cultural divide psicologico fra le due macronazioni che bene o male hanno composto l’Italia. Secondo Barzini il nord ha una mentalità economica, in quanto calcola tutto in termini di denaro e anche l’accumulo di potere è sempre finalizzato all’introiezione di altro denaro. Il sud, al contrario, ha una mentalità che a Barzini sembra politica, in quanto calcola tutto in termini di potere e – se proprio è costretto a faticare per arricchirsi – l’accumulo di denaro viene giustificato con la possibilità di poter meglio manifestare il proprio potere. Esempio: con la stessa identica cifra, al nord viene costruita una nuova funzionalissima caserma di carabinieri mentre al sud vengono erette statue e fontane davanti alla caserma vecchia. Io ho vissuto equamente ripartito al nord e al sud e posso certificare che Barzini ha ragione su tutto tranne una cosa: è la mentalità del sud a essere intrinsecamente economica, e lo è in maniera più sottile di quella del nord. Si basa infatti su una massima di John Maynard Keynes sovente dimenticata dagli economisti: “A lungo termine saremo tutti morti”.

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