giovedì 24 febbraio 2011

Garibaldi, perché l’hai fatto? Le conseguenze della tua spedizione sono sotto gli occhi di tutti ed, essendo discutibili, saranno ampiamente discusse ma io per ora non entro nel merito. Piuttosto saprai sicuramente che Vallecchi ha pubblicato Contro Garibaldi di Luca Marcolivio (alloggiando verosimilmente all’inferno, ti verranno notificati soltanto i libri in cui ti si critica invece di elogiarti); ma non saprai che io, almeno fino al punto in cui sono arrivato a leggerlo, nonostante la compiaciuta acrimonia dell’autore ho trovato più titoli di merito che di biasimo. Il problema è che sei passato alla storia per le azioni secondarie e per le frasi sbagliate. Infinite lapidi ricordano le case dove hai dormito; parrebbe anzi che da Quarto a Teano, dal 5 maggio al 26 ottobre, tu abbia dormito almeno settemila notti in altrettanti letti. Purtroppo invece nessuna lapide ricorda la frase con la quale attaccasti bottone con Anita, parlandole in Italiano indipendentemente dall’evenienza che essendo brasiliana capisse o meno: “Tu devi essere mia”. Bravo, bravissimo, così fa il prototipo italiano del maschio adulto solitario. Mi ha entusiasmato ancor più ciò che hai detto alla tua biografa e amante Jessie White Mario e che lei è stata abbastanza maschilista da eternare nei suoi scritti: “Che sciocchezza, per un uomo, uccidersi per una donna, quando il mondo è pieno di donne! Quando una donna mi colpisce la fantasia, dico: ‘Mi ami? Io ti amo. Non mi ami? Peggio per te’.” Luca Marcolivio cita quest’episodio traboccando di sdegno mentre io mi sono messo a saltellare per la stanza tanta la contentezza. Garibaldi, Garibaldi, perché l’hai fatto? Se invece che a uccidere i preti avessi pensato a risalire da Marsala a Napoli soltanto seducendo donne, magari non avresti fatto l’Italia ma avresti segnato la strada per tutti gli italiani a venire. Ci avresti fatti sentire in dovere, ogni volta che una passante ci colpiva la fantasia e ci causava determinate reazioni che non sto a riferire, di avvicinarla sussurrandole discreti una parola sola: “Obelisco”.

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