mercoledì 2 febbraio 2011

“In virtù dei poteri conferitimi non sciolgo le camere, visto che a quanto pare c’è ancora un governo che sembra addirittura avere una politica economica da portare avanti per intervalla insaniae. Invito anzi l’opposizione a collaborare per quel che può e che sa, tentando di recuperare il tempo perduto già cinque anni or sono, quando ancora non ero responsabile di questa situazione; quando a seguito delle consultazioni politiche del 2006 un sostanziale pareggio era stato interpretato come vittoria insidacabile e la mia stessa elezione aveva testimoniato la volontà di non cooperare a un governo di necessarie larghe intese, che ci avrebbe fatto guadagnare tempo e soldi e che ci avrebbe condotti a votare quest’anno secondo la scadenza naturale della legislatura risparmiandoci tutto lo sfaccimme capitato nel frattempo. In virtù dei poteri conferitimi indico tuttavia immediate elezioni per una nuova assemblea costituente, composta di cento membri eletti in ragione di quota proporzionale pura, ossia che a tanti voti in percentuale coincidano altrettante teste nell’assemblea; per la quale non potrà candidarsi chi al contempo ricopra incarichi di governo o di legislazione a livello nazionale o locale. L’obiettivo di quest’assemblea sarà di procedere a una radicale revisione del sistema Italia non riformando ma ignorando del tutto la vigente costituzione dalle aspirazioni vaghe e dalla sintassi incerta, facendone tabula rasa onde stabilire poche, sintetiche regole (come ad esempio che è consentito tutto ciò che non è proibito dalla legge, senza inciampare in lacci e lacciuoli) così che vengano e possano venire rispettate da tutti. Personalmente auspico una più chiara divisione fra i poteri esecutivo e legislativo, come appurato da duecentocinquant’anni in tutto il mondo civile tranne questa nostra amata ma peculiare penisola dove si può essere ministri e votare da parlamentari a favore (o contro) i propri stessi decreti, e soprattutto una chiara definizione di ruoli e limiti del potere giudiziario, i cui correnti effetti sono sotto gli occhi di tutti e di questo passo gli effetti saranno sempre di più e gli occhi sempre di meno. Detto questo, vi saluto e corro a indossare la maglietta di Maradona unitamente a una parrucca riccioluta onde ritirarmi nelle scuderie del Quirinale e bearmi del ruolo di padre della patria da me assunto in questo momento”. Abbiamo trasmesso il discorso che Giorgio Napolitano non potrà mai tenere.

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