venerdì 4 febbraio 2011

Lasciate che i fanciulli vengano a me, diceva uno di cui mi sfugge il nome, e dopo essermi per anni sforzato di comprendere il perché di questa predilezione – prima da fanciullo e poi da ex fanciullo – l’ho finalmente capita ieri osservando attentamente la sequenza fotografica del pargoletto con maglioncino multicolore che ha eluso la security vaticana per raggiungere la poltrona dove il Papa stava tenendo la sua udienza del mercoledì (fra parentesi, cari giornalisti di un quotidiano che si chiama come un noto dialogo di Platone, anzi, cari estensori delle didascalie delle foto: vi rendete conto di quanto faziosa e antievangelica sia stata la vostra versione dell’accaduto? A che pro specificare che un cenno di monsignor Gaenswein ha impedito alle guardie svizzere di intervenire? Vi aspettavate, speravate forse, che vedendo un bambino correre dal Papa le guardie svizzere gli si sarebbero avventate sopra per affettarlo mulinando le alabarde?). Comunque, ho finalmente capito perché è preferibile che i bambini vadano a lui e gli altri prendano esempio: appena arrivato di fronte al Papa il bambino, sicuramente non istruito al riguardo ma istintivamente consapevole del rispetto nei confronti del sovrumano, gli si è inginocchiato davanti come per secoli hanno fatto tutti gli uomini al passaggio dei pontefici. Non gli ha mica scattato una foto col telefonino.

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