venerdì 25 febbraio 2011

Mi ricredo; onore a Roberto Saviano, che ho sentito rivolgere ai camorristi d’ogni ordine e grado questo appello in forma d’invettiva: “Mi sembra strano che un napoletano, un uomo d’amore, possa essere così spietato contro un’altra persona da minacciarla di morte solo per motivi di danaro. Io certi alibi non li accetto. Conosco tanti disoccupati che si arrangiano, sì, ma non per questo vanno ammazzando la gente. Voi invece siete coraggiosi: la notte mettete una bomba sotto una saracinesca e vi sentite degli eroi. Magari al piano di sopra c’è un povero vecchietto che dorme e che ci rimette la pelle, ma a voi che ve ne importa? Voi siete disoccupati! Avete l’alibi morale! Siete napoletani e ammazzate Napoli: ci sono i commercianti che falliscono, le industrie che chiudono, i ragazzi che sono costretti a emigrare… E poi volevo dirvi un’altra cosa: ma, tutto sommato, non è che fate una vita di merda? Perché penso io, Gesù, fate pure i miliardi, guadagnate, però vi ammazzate tra di voi; e poi anche quando non vi ammazzate tra di voi ci sono le vendette trasversali, vi ammazzano le mamme, le sorelle, i figli… Ma vi siete fatti bene i conti? Vi conviene?”. (Non chiamate l’ambulanza, non sono impazzito. Roberto Saviano un monologo del genere se lo sogna tutt’al più; lo pronunzia invece Luciano De Crescenzo in Così parlò Bellavista. Le differenze sono due: Saviano va da Fabio Fazio invece che da Renzo Arbore; De Crescenzo non ha mai chiesto la scorta).

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