martedì 15 marzo 2011

Niccolò Tommaseo, qualche anno fa uno scrittore italiano per parlare di Berlusconi ha scritto un libro intitolato Il Duca di Mantova ma avrebbe fatto meglio a scrivere, come hai fatto tu, Il Duca d’Atene. Poiché su internet circolano solo degli ignoranti (me compreso; altrimenti invece che davanti al computer starei sui libri) ricapitolo gli eventi: trattasi non di un greco ma di un francese, Gualtieri VI di Brienne, che nel maggio 1342 si erse alla difesa di Firenze e, acclamato eroe dai suoi liberati, in settembre si proclamò unilateralmente signore vitalizio della città. Insorsero dunque i fiorentini nel luglio 1343 e ad agosto il duca dovette abbandonare la città in mano ai suoi maggiorenti. Bene, qui tutti parlano di come disfarsi di Berlusconi a furor di popolo dopo averlo votato, ma solo tu avevi capito che creare un comitato di liberazione nazionale (con dentro patrizi, plebei, arcivescovi e giacobini) non è sufficiente e anzi dannoso: perché appena il duca si dichiara sconfitto iniziano le lacerazioni insanabili fra i vincitori; perché appena il duca è indifeso tutti sono colti dall’improvviso coraggio di voler farlo a pezzettini; perché la rinunzia al potere del duca dà la stura al sadismo giuridico di chi vuole fare passare la propria miseria morale per eroismo; perché, nel momento in cui esce di Firenze, il duca ormai innocuo appare dieci spanne superiore ai mestatori nelle cui mani lascia la città; perché soprattutto il sullodato popolo, del quale i liberatori si richiamano alle virtù storiche, in realtà è un ubriaco incapace di fare altro “che sonare campane e bruciare libri e gridare viva e muoia; ma all’ubbriachezza succede il sonno, e allora i forti lo legano, i vili lo rubano; e, desto e’ rigrida viva e muoia, secondo che la memoria o un nuovo impeto gli detta”.

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