giovedì 23 giugno 2011

Pierluigi Battista ieri ha scritto sul Corriere della Sera che la protesta di Marco Pannella sarebbe piaciuta a Voltaire, il quale soleva giudicare il grado di civiltà di uno Stato in base alle carceri e non ai palazzi. Mi permetto di aggiungere qualche postilla. A Voltaire sarebbe piaciuto anche uno Stato che evitasse la gogna mediatica degli indagati, poiché scriveva: "Una nazione è ancora sufficientemente immersa nella barbarie quando fa subire agli accusati il reiterato supplizio della tortura, ossia quando fa soffrire loro mille condanne a morte invece di una, e per giunta esercita tale enorme furore senza sapere se siano innocenti o colpevoli". Gli sarebbe piaciuto anche che venissero stigmatizzati solo i veri reati e non un indefinito malcostume: "Trovo tanto assurdo quanto crudele punire i delitti commessi contro l'opinione vigente, che non hanno causato alcun male fisico". Soprattutto gli sarebbe piaciuta una bella stretta sulle intercettazioni: ai suoi tempi non esisteva il telefono ma già vigeva "un metodo ben singolare per stabilire le prove evidenti. Vengono ammesse delle semi-prove, che in fondo altro non sono che dubbi: perché, com'è noto, non esiste una semi-verità. Si ammettono perfino i quarti e gli ottavi di prova. Si può considerare, per esempio, una conversazione come un quarto di prova, e un più vago sentito dire come un ottavo; in maniera tale che otto mormorii, che altro non solo che l'eco di un sussurro mal fondato, possano divenire una prova completa".

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