martedì 8 novembre 2011

Per una curiosa coincidenza proprio oggi che probabilmente siamo all'ultimo giorno mi è capitato di leggere un passo de La Famiglia Winshaw di Jonathan Coe in cui si riproduce il diario (fasullo) di un parlamentare Tory alla fine degli anni '80. Siamo a cavallo fra la pagina 138 e 139 dell'edizione economica Feltrinelli, tradotta da Alberto Rollo. Il primo brano risale al 6 ottobre 1987, pochi mesi dopo la terza vittoria elettorale di Margaret Thatcher:

Non dobbiamo mai dimenticare che dobbiamo tutto a Margaret. Se il sogno ambizioso diverrà realtà, sarà grazie a lei, e lei sola. E' magnifica, inarrestabile. Non ho mai visto tanta determinazione in una donna, un tale coraggio. Si libera dei suoi avversari come se fossero erbacce che le intralciano il cammino. Li elimina con uno schiocco di dita. Sembrava così bella quando ha vinto. Come potrò mai ripagarla, come si potrà solo cominciare a ripagarla per tutto ciò che ha fatto?


Senza soluzione di continuità, il brano successivo risale invece al 18 novembre 1990, pochi giorni prima della deposizione della Thatcher dal ruolo di capo del partito conservatore:

La telefonata è arrivata alle nove di sera. Non c'era ancora niente di deciso, ma cominciavano a sondare l'opinione tra i fedeli. Io fui tra i primi a essere consultato. I sondaggi vanno male: diventa sempre più impopolare. Anzi, non si tratta più solo di impopolarità ora. L'unica verità è che con Margaret come leader, il partito non può sostenere la corsa alle elezioni.
"Via la puttana", dissi, "e in fretta".
Niente ci deve fermare.


Ora, è curioso notare come fra 1987 e 1990 intercorra lo stesso lasso di tempo che fra il 2008 e il 2011.