mercoledì 12 gennaio 2011

Cortegianeide, parte seconda. Baldassar Castiglione, già da ragazzino non sopportavo le amichette che andavano a farsi violentare la lingua dai corsi di dizione sforzandosi di imparare una lingua artificiale che non aveva mai parlato nessuno e perdendo inoltre ogni residua credibilità (prova tu a entrare in un bar di Bari, chiedi “cappuccino e cornetto per favore” con tutte le vocali a posto, e vedi come ti rispondono). Poi quest’istintiva avversione si è trasformata in oggettiva e ragionata repulsione nei confronti degli scrittori che si sforzano di scrivere tutti uguale, limando ogni provincialismo e personalismo in favore di una lingua piatta e altrettanto immaginaria quale è l’Italiano neostandard (quello delle fiction televisive, nel caso ti sia mai capitato di seguirne una), la quale pretende inoltre che tutti gli autori maschi scrivano frasi brevi e concitate mentre tutte le autrici femmine scrivano frasi non solo brevi e concitate ma soprattutto enigmatiche e un po’ zozze (prova tu a entrare in una libreria di Milano, apri a caso il libro di un esordiente, e vedi se non risponde a questi requisiti di base). Che sollievo leggere la tua fierezza di gran mantovano, esposta cinquecento anni fa ma non ancora metabolizzata dai tuoi colleghi via via succedutisi, per “aver eletto di farmi più tosto conoscere per lombardo parlando lombardo, che per non toscano parlando troppo toscano”.

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