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lunedì 22 febbraio 2016

Quattrocento intellettuali hanno firmato un appello in favore delle unioni civili senza accorgersi di un dettaglio per cui sarebbe stato sufficiente un numero inferiore di occhi. Lo svelo nella nuova puntata di Bandiera bianca, ogni giorno sul sito del Foglio.

mercoledì 17 febbraio 2016

Voi pensate che sia la giornata mondiale del gatto, così come ieri pensavate che fosse la giornata del canguro. Sul Foglio online spiego la stretta connessione fra felini e unioni civili nell'ottava puntata di Bandiera bianca.

martedì 16 febbraio 2016

"Chi parlerà per l'Inghilterra?" chiede il Daily Mail con una prima pagina epocale, suggerendo neanche tanto larvatamente con una citazione un mezzo parallelismo fra l'Unione Europea e i nazisti. Ma la vera domanda è su cosa sia oggi l'Inghilterra, e la risposta sta dividendo i laburisti. Sul sito del Foglio un breve approfondimento della situazione.

E c'è anche la settima puntata di Bandiera bianca, la rubrica che oggi affronta la questione dei cadaveri rinchiusi nelle caffettiere.

sabato 14 novembre 2015

All'ennesimo giornalista che parla di "follia jihadista" commentando gli attentati di Parigi si capisce con quanta meticolosità l'Occidente stia costruendo la propria sconfitta. Siamo (ma presto saremo stati) una civiltà incapace di trovare una giustificazione al male se non ricorrendo alla psicologia, a trame intime degli individui la cui ricerca ossessiva e ombelicale ci impedisce di comprendere e valutare seriamente le ragioni della politica e soprattutto della religione, che muovono gli islamici in modo più vigoroso e convincente di quanto possa mai fare un raptus collettivo. Equipariamo l'attacco su vasta scala dell'Islam all'Occidente alle occasionali esplosioni di malvagità dei vicini di casa che sterminano la famiglia nonostante che tutti li ritengano brave persone. Riteniamo inspiegabili razionalmente questi eventi perché ci spaventano; sono la testimonianza della presenza concreta del male nel mondo e nell'uomo e allora, non potendo negarli, li nebulizziamo nelle tortuosità psichiche. Lo stesso ci è capitato dopo il disastro Germanwings, quando si parlò di gesto suicida di un folle per evitare di ammettere che il pilota tedesco avesse deliberatamente deciso di ammazzare centocinquanta persone e che quindi, più che folle, andava considerato malvagio. Qualche giornalista parlerà di "malvagità jihadista"? O cederemo tutti alla comoda tentazione della rimozione? Ci trincereremo dietro un dito per non vedere che si tratta di libera e volontaria scelta del male, che come tale va affrontata e punita, e faremo finta di non accorgerci che i terroristi hanno colpito stadi, ristoranti, teatri ovvero i luoghi dell'intrattenimento che caratterizza la cultura occidentale degli ultimi cent'anni. Hanno colpito i luoghi cardine della rimozione, quelli in cui andiamo per dimenticare che la stessa possibilità di andarci è costata secoli di sangue, così che oggi li diamo per scontati; non li riteniamo più appannaggio della nostra civiltà (presto ex civiltà) e non capiamo più che la libertà di andare allo stadio o al ristorante o al teatro è un bottino di guerra. I combattenti islamici invece lo capiscono benissimo; il fatto che abbiano colpito lì dimostra che sono tutt'altro che folli, quindi continueranno a distruggerci con lucidità mentre noi li considereremo con la commiserazione degli ingenui, degli insipienti, degli imbecilli. Possiamo restare tranquilli; perderemo.

venerdì 30 ottobre 2015

Si parla di disastro politico del Partito democratico in riferimento alle dimissioni ritirate da Ignazio Marino ma senza tenere presente che esso si annida in una frase che viene ripetuta da giorni dalle gerarchie romane del partito: ossia che non si può votare la sfiducia al sindaco insieme alle opposizioni perché, testuali parole di non so chi, "il nostro elettorato non capirebbe".

A rigor di logica, questo apre due ipotesi alternative. O l'elettorato del Pd non capisce perché costituito da aventi diritti al voto più cretini dell'elettorato degli altri partiti: ipotesi poco lusinghiera ma non peregrina per un partito che su scala nazionale prende il 40% dei voti totali, il quale statisticamente mica può essere espresso solo da geniacci inconfutabili. E questa è la tragedia del Pd in quanto partito. Oppure l'elettorato del Pd non capirebbe comunque da chiunque fosse composto; sarebbe a dire che, se anche per assurdo scambiasse integralmente gli elettori con altri partiti, nessuno capirebbe lo stesso poiché per definizione l'elettorato, essendo composto da italiani qualsiasi, è incrollabilmente cretino nella sua vasta maggioranza. E questa è la tragedia del Pd in quanto democratico.

M'interrogavo su quale alternativa fosse la più rispondente al vero quando m'è caduto l'occhio su un servizio di Sky Tg 24 sull'emergenza idrica in Sicilia, in cui una signora lamentava disperata: "Io non posso restare senz'acqua. Come faccio? Ho il cane". La signora non è di Roma bensì di Messina e non so per che partito voti; fatto sta che mi fa propendere decisamente per la seconda ipotesi.

martedì 25 agosto 2015

Grazie alle diatribe laburiste e al barbuto Jez Corbyn che va di gran moda, i riflettori sono puntati sulle diverse anime della sinistra fino al punto da far dimenticare che in Inghilterra esiste e resiste una destra non cameroniana. L'ho incontrata di persona stamattina. Avevo bisogno di una lavanderia e per evitare il traffico del bank holiday incombente ne ho cercata una piccolina, nella zona del Grafton Centre che è il principale centro commerciale di Cambridge. Il gestore era sulla cinquantina e mi ha guardato con il sospetto che si deve a un cliente nuovo che non solo è chiaramente straniero ma dichiara anche di avere bisogno di camicie stirate per martedì perché poi mercoledì parte per sempre e chi s'è visto s'è visto. Il modo in cui ha indagato su di me è stato educatissimo oltre che raffinato, inserendo nello smalltalk della consegna dei miei stracci una serie di considerazioni o domande volte a scoprire non tanto da dove venissi ma cosa pensassi, perché è quella la discriminante. Non gli interessava tanto sapere se fossi italiano quanto capire che idea mi fossi fatto della Rinascente, e quando gli ho spiegato del nome dato da d'Annunzio e dell'edificio milanese che mi piace perché è coerente col resto della città si è sentito libero di lamentare che il Grafton Centre non sarebbe mai dovuto sorgere perché non c'entra nulla con Cambridge, oltre a danneggiare i negozi più piccoli su cui la società locale si reggeva. L'ha ripetuto tre volte prima di esaminarmi introducendo nel discorso Michael Portillo; la delusione che ho causato non sapendo che dopo essersi dimesso da parlamentare Portillo aveva condotto una trasmissione di viaggi per la BBC è stata bilanciata dalla mia competenza nel ricordare che Portillo aveva perso le primarie per la leadership conservatrice da Iain Duncan Smith. A quel punto il lavandaio s'è sentito libero di esprimere l'idea che Portillo non fosse gran che come politico ma andasse bene come persona - rimarchevole la distinzione, l'opposizione anzi, fra person e politician - e mi ha fatto pagare perché altrimenti saremmo andati avanti all'infinito, io a rispondere alla sua interrogazione e lui a scoprirsi un po' di più a ogni risposta esatta rivelandomi di essere non ostile ai conservatori e non favorevole agli stranieri, non ostile però a quelli che si integravano con la cultura inglese ed erano in grado di sostenere una conversazione, ma nemmeno favorevole ai fat cats della finanza ai cui soldi i Tory si sono asserviti temo definitivamente; e così via a precisare sempre più la propria posizione differenziandola da quella del partito che avrebbe naturalmente supportato. All'uscita ho notato che mentre Cameron per cinque anni ha parlato e parlato della big society, la quale doveva venire in soccorso dei meno abbienti creando dei plotoncini locali di aiuto spicciolo, ma alla fine non credo che abbia combinato gran che, il lavandaio esponeva fuori dalla porta un cartello in cui prometteva che, se dimostravi di essere disoccupato e avevi bisogno di far lavare e stirare un abito per un colloquio di lavoro, lui lo faceva gratis. Lo vedrei bene come candidato alla leadership conservatrice nel 2020.

mercoledì 22 luglio 2015

La sentenza della Cassazione che consente di cambiare sesso all'anagrafe senza ricorrere a un'operazione chirurgica sui genitali non solo instaura l'armonia definitiva fra soma e psiche, per utilizzare termini degni di un opinionista di Repubblica, ma riconduce testualmente la "percezione di una disforia di genere" (ossia, tradotto dal giuridichese, sentirsi femmine anche se si è maschi o viceversa) entro la sferra del "percorso soggettivo" (ossia pensare ciascuno per sé, alla cazzo). Ciò apre scenari di indefinito miglioramento della qualità della vita e non solo nel campo sessuale, che è il meno: io medesimo sono in procinto di recarmi presso il mio Dipartimento in Università per richiedere, sentenza della Cassazione alla mano, che mi vengano versati gli emolumenti regolarmente spettanti a qualsiasi professore ordinario poiché tale mi sento, nella percezione di una disforia professionale entro la sfera di un mio percorso soggettivo.

Niente più coltelli né nastro isolante per i futuri stupratori: per trasformare un "no" in un "trombiamo" basterà dichiararsi consapevoli della percezione di una disforia sentimentale con la sconosciuta rinchiusa in uno scantinato, e idem la compilazione dei moduli per le tasse sarà facilitata dal poter dichiararci tutti intimamente sicuri di essere nullatenenti. Per risolvere la crisi greca basterà che tutti i greci si convincano di essere tedeschi, pretendendo il passaporto con l'aquila sopra, mentre in occasione delle prossime Olimpiadi è già stato ordinato il conio di un numero di medaglie d'oro pari al numero dei concorrenti in ciascuna disciplina, poiché va bene che l'importante è partecipare ma nella percezione di una disforia agonistica tutti saranno convinti di avere vinto.

I più sottili controbatteranno che la sentenza dei giudici della Cassazione può essere legittimamente annullata da una corte di tizi di parere opposto benché fermamente persuasi di essere loro i veri giudici della Cassazione. Dettagli. Il punto chiave è che gli illuminati giudici hanno finalmente preso atto di quanto riferito da Freud* riguardo a un paziente la cui vita era resa impossibile dalla tremenda convinzione che qualsiasi suo pensiero godesse di realtà oggettiva al di fuori dalla sua testa, e che quindi se immaginava che la madre fosse morta credeva di averla uccisa per davvero, o se immaginava un grifone nell'armadio non riusciva più ad aprire le ante per timore che balzasse fuori. Il paziente, con grande ammirazione di Freud, aveva denominato tale peculiarità "onnipotenza dei pensieri": all'epoca era una malattia, da ieri è legge.


*nota: Così al volo no ricordo in quale opera; a occhio direi o nel Disagio della civiltà o in Totem e tabù.

martedì 7 luglio 2015

Non preoccupatevi per quello che scrivo, è colpa del caldo. Però considerate che a margine del referendum greco mi sono venute in mente soltanto le seguenti considerazioni.

Nichi Vendola si è laureato in Lettere presso l'Università di Bari con una tesi, vi sorprenderò, su Pier Paolo Pasolini; ma può darsi che abbia saltato il liceo classico, altrimenti non si sarebbe fatto fotografare garrulo con in mano il cartello della campagna di Sinistra Ecologia e Libertà su cui campeggiava nei colori della bandiera ellenica la scritta "OXIgeNO per la Grecia". Sa che l'alfabeto greco è diverso da quello latino? Sa che quella lettera ics in realtà è una lettera chi? Sa che la campagna del suo partito quindi si pronuncia "Ochigeno per la Grecia"?

Forse sarebbe stato tutto più limpido se sulle schede le due alternative fossero state stampate direttamente in tedesco, magari in onore di Blackadder, vecchia serie tv inglese con Rowan Atkinson ambientata in secoli passati. La stagione dedicata alla prima guerra mondiale culmina nella scena in cui un comandante dell'esercito di Sua Maestà Britannica, timoroso che possano esserci dei tedeschi mimetizzati fra i propri uomini, si avvicina circospetto alla sentinella e gli domanda con fare complice se abbia visto in giro qualche personaggio sospetto. La sentinella scatta sull'attenti rispondendo: "Nein!".

Sulla Provincia Pavese - che nel giro di due giorni è riuscita a stampare che stasera "Antonio Gurrado duialogherà con Mirko Volpi" e che "Mirko Volpi dialogerà con Antonio Gurrado" - un articolo è stato dedicato ai tanti greci di Pavia, tutti favorevoli al no, forse perché a Pavia i bancomat funzionano ancora. Questo, in termini tecnici, si chiama fare i froci col kouros degli altri.

Il titolo sulla prima pagina del Manifesto - "Il momento è dracmatico" - quasi eguaglia il momento di Quelli della notte in cui Nino Frassica raccontava a Renzo Arbore di un suo zio talmente appassionato di teatro che a un certo punto aveva mollato tutto e se n'era andato a Istanbul, per fare il dramma turco.

Infine, abbiamo sottovalutato Varoufakis: credevamo fosse marxista, invece è dadaista.

sabato 4 luglio 2015

Modesta proposta per prevenire che i ricchi tedeschi
divengano un fardello per i greci o per l’Unione Europea
e far sì che siano utili all’interesse pubblico

È cosa ben triste, per quanti abbiano a cuore la civiltà europea o abbiano frequentato il liceo classico, vedere le strade di Atene affollate di donne che domandano l’elemosina con in braccio anche tre, quattro o sei pensionati tutti vestiti di stracci, e che importunano così i turisti. Penso che tutti siano d’accordo sul fatto che questa enorme quantità di pensionati, che piangono di fronte agli uffici postali o cercano di forzare i cancelli delle banche, costituisca un serio motivo di lamentela, in aggiunta a tanti altri, nelle attuali deplorevoli condizioni del nostro continente. Per parte mia, dopo aver riflettuto per molti giorni su questo tema dirimente e aver considerato con attenzione i piani presentati dal governo Tsipras e dall’Eurogruppo, mi sono reso conto che vi erano in entrambi grossolani errori di calcolo. È vero, un greco può nutrirsi di feta per un intero anno solare con l’aggiunta di pochi altri alimenti, per un valore massimo di spesa ben inferiore ai sessanta euro al giorno; ma è appunto una volta superato lo scoglio del referendum di domenica e conseguita la totale sparizione del contante che io propongo che i tedeschi provvedano ai greci in modo tale da contribuire al nutrimento e in parte al vestiario di undici milioni di persone.

Presenterò quindi ora umilmente le mie proposte che, voglio  sperare, non solleveranno la minima obiezione. Un irlandese di mia conoscenza, uomo molto istruito e pio, mi ha assicurato che un tedesco sano e pasciuto è il cibo più delizioso, salubre e nutriente che si possa trovare, sia in umido, sia arrosto, al forno o lessato; e non dubito che possa fare la stessa ottima riuscita nella moussaka o nel pastitsio. Espongo allora alla considerazione del pubblico che, di ottanta milioni di tedeschi, due possono essere riservati alla riproduzione della specie, così da non trovarsi in futuro le dispense sguarnite. Dei restanti settantotto milioni si scarteranno le carni più vizze, quali appartengono a vegliardi, filosofi e ministri delle finanze; onde evitare sprechi fuori luogo costoro saranno essiccati, per mezzo in parte della salatura e in parte della marinatura. Si potranno mangiare così come snack o preparare come spezzatino con l’aggiunta di un po’ di acqua, un goccio concentrato di pomodoro, cipolla e aglio selvatici; oppure del tutto disidratati, con qualche foglia di ortica o spinacio a mo’ di condimento nei mesi più caldi.

I rimanenti svariati milioni verranno suddivisi per stagionatura. I piccoli tedeschi di un anno di età potranno essere riservati per le famiglie più in vista di Atene e delle principali città greche, dopo avere avuto cura di avvertire la madre di farli poppare abbondantemente nel corso dell’ultimo mese in modo da renderli rotondetti e paffutelli, pronti per una buona tavola. Un bimbo di Düsseldorf o di Colonia renderà due portate per un ricevimento fra amici; quando la famiglia pranzerà da sola, il quarto anteriore o posteriore sarà un piatto di ragionevoli dimensioni e, anche dopo surgelamento, con un po’ di pepe e sale sarà ottimo bollito, specialmente d’inverno. Ho calcolato infatti che in media un tedesco appena nato pesa cinque o sei chili e che in un anno solare, se nutrito passabilmente, arriva al peso standard di un greco adulto.

I più parsimoniosi (e bisogna ammettere che l’attuale congiuntura lo impone) potrebbero scuoiare il corpo del tedesco acquistato al mercato o ricevuto da un ente benefico: la pelle germanica, serica ma resistente, trattata artificialmente può essere tesa fino a fornire indumenti freschi ma non per questo ineleganti. Per quanto concerne la città di Atene, potrebbero apprestarsi mattatoi per codesta bisogna; e possiamo star certi che non mancheranno i macellai, anche se io vorrei raccomandare di comperare vivi i tedeschi e di prepararli caldi, così che non perdano il tipico retrogusto di luppolo.

Una degnissima persona si è compiaciuta oggi di suggerirmi un perfezionamento al mio progetto. Diceva che, dal momento che molti gentiluomini greci in questi ultimi tempi hanno perso il lavoro e si ritrovano con grandi avanzi di tempo libero, sarebbe stato possibile ovviare all’ozio sguinzagliando per il Peloponneso giovinetti e fanciulle di ogni länder. Tuttavia, pur con la debita deferenza per questo mio eccellente amico e ingegno di tanto merito, non posso essere completamente d’accordo con lui. Giovinetti e fanciulle corrono troppo velocemente, per quanto infarciti di salsiccia e crauti, e l’esercizio fisico può renderne la carne smilza e legnosa. Meglio sarebbe impiegare all’uopo tedeschi adulti, appesantiti magari da una vita di agi o da un paio di mandati al Parlamento Europeo, i quali non opporrebbero troppa resistenza al cacciatore greco e sarebbero bersagli facili per proiettili sparati anche con una certa qual imprecisione dilettantesca; inoltre le loro carni più grasse saranno prelibate per chi vorrà rifocillarsi dopo le fatiche e i rischi della caccia, e non mancheranno greci che vorranno farsi un vanto di cibarsi di selvaggina pregiata. Come resistere alla tentazione di bullarsi con gli amici di essere riusciti a prendere al volo un impiegato della Banca Centrale Europea grosso così, o allo sfoggio di un pingue corpo di kanzlerin adagiato nella sperlunga ancora nella posizione acquattata in cui la doppietta l’ha colta di sorpresa?

Non è improbabile che persone scrupolose possano criticare con severità, benché ovviamente in modo ingiusto, la soluzione che propongo per la crisi greca, reputando che rasenti la crudeltà nonostante sia stata presentata con le migliori intenzioni. Io ritengo che i vantaggi offerti dalla mia proposta siano molti e più evidenti di ogni possibile obiezione. Primo: per mezzo dell’integrazione alimentare sarà possibile realizzare la cooperazione europea a lungo vagheggiata e vanamente perseguita già nelle intenzioni di De Gasperi, Schumann e Adenauer. Quando le budella dell’ultimo tedesco saranno finite nell’ultima sugosa soutzoukakia di Smirne, l’ideale fondante dell’Unione Europea sarà alfine compiuto. Secondo: grazie ai bilanci storicamente in ordine, al vertiginoso tasso di occupazione e al mirabile rapporto deficit/pil della Germania, nessun burocrate di Bruxelles o Strasburgo potrà mai sognarsi di imporre restrizioni normative includendo la carne di tedesco nelle sostanze alimentari vietate dall’Unione, alla stregua della pajata o dei cannolicchi. Terzo: l’abitudine a cotale nutrimento non solo risolleverà l’economia greca ma eviterà altresì che debba porsi la questione della progressiva inutilità dei tedeschi; nel giro di pochi anni saremo infatti portati a domandarci a cosa servano, come dimostra il recente caso del robot che in uno stabilimento della Volkswagen in Assia ha ucciso un operaio, così avocandosi liberamente la peculiarità per cui essi sono maggiormente rinomati da decenni se non da secoli.

Non vedo obiezione possibile alla mia proposta, a meno che non si insista nel dire che la popolazione dell’Unione Europea in questo modo diminuirebbe drasticamente. Lo ammetto ben volentieri, ed è questo, di fatto, uno degli scopi principali del mio progetto. Ciò consentirà infatti di salvaguardare il continente scampando da altri espedienti: l’innalzamento dello spread, la tassazione vessatoria delle proprietà immobiliari, l’indisturbata circolazione di merci provenienti da territori malsicuri, il raddoppio dei prezzi dei beni di consumo, il prelievo forzoso dai conti correnti, l’introduzione della sobrietà coatta, l’abolizione della sovranità nazionale e il commissariamento delle flatulenze. Inoltre l’area al centro del continente, che verrebbe a trovarsi deserta una volta ultimata la procedura di alimentazione dei cittadini greci, potrebbe essere agevolmente riattata ad ampio parcheggio.

Questa proposta, quasi interamente nuova, presenta un progetto solido e concreto, di nessuna spesa e poco disturbo, che rientra pienamente nelle nostre possibilità di attuazione e non fa torto alla naturale vocazione germanica a correre in soccorso delle nazioni circonvicine. Dichiaro con tutta la sincerità del mio cuore che non ho il minimo interesse personale a cercare di promuovere quest’opera necessaria e che non sono mosso da altro motivo che il bene generale dell’Unione Europea: non dispongo infatti di tedeschi dalla vendita dei quali possa propormi di ricavare qualche euro né ho intenzione di aprire adesso o in futuro un lucrativo ristorante di specialità greche.



[Se siete riusciti a leggere fino alla fine, probabilmente avrete riconosciuto una versione sintetica e con qualche significativa variazione di un pamphlet del 1729: A Modest Proposal for preventing the children of poor people from being a burthen to their parents, or the country, and making them beneficial to the publick del decano Jonathan Swift di felice memoria. La traduzione italiana è uscita da Rizzoli.]

mercoledì 1 luglio 2015

Racconta Svetonio nelle Vite dei Cesari (e lo riferisce anche lo splendido Raffaele La Capria in Capri e non più Capri, che Mondadori pubblicò nel '91) che un lontano giorno un pescatore campano si presentò davanti a Tiberio per omaggiare a sorpresa l'imperatore con una triglia lucente e fresca. Tiberio però riteneva l'irraggiungibilità dell'imperatore più sacra di qualsiasi omaggio quindi per punizione fece strofinare la triglia da un energico servo sul viso del visitatore importuno, così imparava. Mi è tornato in  mente l'episodio ieri sera quando ho notato che un politico aveva ritwittato un'ingiuria ricevuta da un anonimo insultatore; non sapendo se il politico l'avesse resa pubblica per masochismo o per dileggio, o per certificare la propria sopravvenuta fama, sono andato a spulciare il profilo dell'anonimo notando che la perizia e la dedizione con cui s'industria quotidianamente nell'oltraggiare personaggi pubblici rasenta il professionale. Ha una predilezione per Maurizio Gasparri, col quale intrattiene un dialogo degno di Alfred Jarry resosi ormai sofisticato pur nella totale assenza di risposte, nonché per Angelino Alfano, del volto del quale propone un utilizzo alternativo per cui sarebbe più funzionale la liscia ceramica, mentre alle esponenti del governo in carica (pur non dimentico del breve mandato di Federica Mogherini) rivolge inviti per attività alternative alla politica che, benché potenzialmente gradevoli, denotano una certa confusione col talento di Sara Tommasi, alla quale sovente indirizza vituperi complimentosi dai confini sfumati scagliandosi invece con acrimonia e gelosia incontenibili contro il suo partner che sfida a chi pippa più piste pur ammonendolo che la droga distrugge il cervello. A Cécile Kyenge si limita a ripetere "Hai rotto il cazzo" a intervalli regolari. Ogni volta che si rivolge a un esponente politico, inoltre, l'anonimo ha cura di inviare il tweet in copia carbone anche all'account ufficiale del partito in cui milita l'oltraggiato. Ebbene, l'imperatore Tiberio essendo morto nel 37 d. C. non dispone di un account twitter come invece un Obama qualsiasi; suppongo tuttavia che sarebbe stato ben capace di reagire da par suo. Tanto per dire: quando il pescatore, cessato finalmente il tormento e mandato via con il viso pieno di squame, ebbe la brillante idea di commentare "Meno male che non gli ho regalato un'aragosta", l'imperatore se ne fece portare una repente e provvide a farla sfregare sul malcapitato fino a che il viso non divenne una maschera di sangue. Così riuscì nell'intento di preservare la sacralità dei governanti con una frase - "Portate l'aragosta", "Marinam locustam ferte" - molto molto più breve di 140 caratteri.

lunedì 29 giugno 2015

Passata l'ondata di entusiasmo? Bene, ora potete concentrarvi su un aspetto negletto durante il fine settimana di celebrazioni arcobaleno, dalla sentenza della corte suprema degli Stati Uniti che ha sancito che il matrimonio è un diritto costituzionale, indipendente dal genere dei contraenti, al gay pride che a Milano ha fatto sfilare migliaia di cartelli con la scritta "Sì" su corso Buenos Aires. Non so se sia stato un caso la scelta della strada dello shopping compulsivo ma dozzinale, col palco proprio sotto il punto in cui le luminarie dello scorso Natale recavano la scritta lampeggiante "Esaudisci i tuoi desideri".

Alla base della campagna per i diritti lgbt vige lo stesso principio - "Esaudisci i tuoi desideri" - che in piccolo regola lo shopping su corso Buenos Aires e in grande il gorgo del capitalismo. Si tratta di un anelito neutro e vago benché insistente, che non prende in considerazione l'ipotesi che i desideri di un tizio possano contraddire i desideri di un altro ma che ci tiene a dare a entrambi l'impressione che i propri desideri siano diritti e valgano quindi come legge universale. Il capitalismo si regge sull'ideale dell'uniformità dei desideri individuali (a differenza del comunismo che si regge sull'uniformità dei desideri collettivi): ciascuno deve avere eguale diritto ad acquisire ciò che lo differenzia dagli altri, che sia lo sposare chi gli pare oppure lo shampoo utile esattamente al tipo di capelli che ha in testa o lo smartphone personalizzato oppure una lattina col proprio nome sulla confezione.

Questo spiega perché i più grandi festeggiamenti per la sentenza americana, presto trascolorata nella parata italiana, siano arrivati da aziende con fatturati iperbolici: la Coca Cola, Facebook, Google; in Italia, uno dei principali e sottili martellatori sui diritti lgbt è il giornalone borghese par excellence, il Corriere della Sera. Questo tuttavia spiega meno perché la sinistra, che un tempo avrebbe sfruttato lo scorso fine settimana per organizzare la rivoluzione proletaria in Grecia, si sia allineata così ciecamente a una battaglia che ha come lampante scopo precipuo la creazione e il lenimento di una clientela, uniformata nella convinzione di eguaglianza e unicità di ognuno dei suoi membri, nella pretesa di esclusività rispetto a chi non ne fa parte (un po' come negli anni '80 senza lo Swatch non eri "giusto") e nella persuasione che i diritti siano un genere di conforto disponibile all'acquisto su vasta scala.

Da Washington a corso Buenos Aires questo fine settimana è stato inscenato lo sghei pride, una manifestazione di massa rivolta a individualisti appartenenti alla borghesia media e medio-alta, disinvolti nell'utilizzo totalitario dei social network (tutti hanno colorato d'arcobaleno la propria immagine su Facebook grazie a un'applicazione prodotta apposta) e felici di correre incontro alle fauci spalancate di creatori professionali di clientele ottuse. I manifestanti dello sghei pride hanno a disposizione una certa somma di denaro che certo non li rende ricchi ma garantisce un margine di sicurezza e sono lieti di investirla nel foraggiare aziende che avrebbero appoggiato senza remore i colori di qualsiasi bandiera garantisse loro di raggiungere la clientela più vasta e desiderosa di sentirsi blandita, anche qualora al posto dell'arcobaleno ci fosse stata la svastica: il denaro non solo non puzza ma non ha nemmeno ideologia. Altro che #loveislove, la campagna doveva chiamarsi #loveismoney. In Grecia e altrove, intanto, i poveri non hanno tempo di essere gay.

venerdì 12 giugno 2015

Sulle donne nude adotto da anni un criterio adamantino: sono favorevole se sono belle, se sono brutte sono contrario. Questa Eleanor ventitreenne ha gli occhioni cerbiatteschi delle inglesine che si truccano troppo per il sabato sera ed escono a frotte con abitini svolazzanti facendoti venire istintivamente voglia di portartele a letto tutte simultaneamente, almeno fino al momento in cui aprono bocca e passa ogni vaghezza*. Quindi, sono favorevole: anche se sta venendo subissata di improperi per essersi spogliata profanando non so quale montagna sacra del lontano oriente. La stigmatizza perfino l'esperto di viaggi Simon Calder il quale ha rammentato a lei e agli inglesi tutti che quando si mette piede in un altro paese bisogna ricordarsi che lì vigono regole diverse e che bisogna rispettarle, anche se non le si condivide. Considerato che Calder lavora per la Bbc ma scrive anche per l'Independent, il più progressista dei quotidiani favorevoli ad accoglienza e multiculturalismo**, se ne deduce che se il principio fosse valso non solo per gli inglesi che vanno ma anche per gli stranieri che vengono l'Inghilterra sarebbe stato un posto migliore e magari sarei rimasto a vivere lì.


*Nota: Una notte a Londra una passante neanche tanto male mi saltò al collo alla scoperta che ero italiano proferendomi in rapida successione le tre sole parole nostrane che conosceva - "Ciao, ti amo, vaffanculo!" - che nella fattispecie erano sintomo della sua contingente ubriachezza ma potevano essere anche considerate come condensato resoconto di ogni possibile fidanzamento.

**Nota: L'Independent fa tuttora autorità sui quotidiani progressisti italiani, i quali per dimostrare apertura mentale estesa finanche all'ortografia non di rado lo chiamano Indipendent.

lunedì 1 giugno 2015

Ecco cosa si evince dai risultati delle elezioni regionali. In Liguria ci sono ottomila patrioti convinti di gemere tuttora sotto il giogo dei Savoia poiché hanno votato Liguria Libera, altrettanti annoiati che hanno scelto Liguria Cambia senza per questo spingersi all'eccesso dei quattromila temerari che hanno prediletto Progetto Altra Liguria, col rischio di trovarsi a vivere in una regione uguale identica ricostruita però altrove, magari in clima meno favorevole. A essi si aggiungono diciassettemila aristotelici, strenui sostenitori del principio di identità e di non contraddizione, che messi con le spalle al muro hanno optato per la lista Liguri; così come duemilacinquecento umbri, tutti freschi di lettura del Contratto sociale di Rousseau, come un sol uomo hanno votato Sovranità. Prudenza nel resto d'Umbria, dove milletrecento persone votano Forza Nuova, milleseicento il Partito Comunista dei Lavoratori Casa Rossa e diecimila, desiderose di trasformazioni ma refrattarie ai trasferimenti, Cambiare in Umbria. Confusione invece a Nord-Est, dove cinquantamila persone votano Indipendenza Noi Veneto (per Zaia), altrettante Indipendenza Veneta (per Morosin) e seimila Progetto Veneto Autonomo (per la Moretti), mentre tremilacinquecento moderati, volendo sostenere Tosi, accordano la propria preferenza a Veneto Stato Razza Piave. La mia regione resta tuttavia il più ribollente laboratorio politico d'Italia. Fa infatti notizia che in Puglia ci siano quarantamila leghisti ma dovrebbe fare ancor più notizia la scoperta che un pugliese su mille voti il Partito Liberale Italiano e uno su duecento il Partito Comunista; non sono pervenuti i dati riguardanti Psdi, Psiup e Lista Giolitti. Novemila persone si sono riconosciute in Puglia Nazionale, movimento plausibilmente nato dall'onda delle proteste per la mancata convocazione di Cassano, mentre seimilaseicentosessantasette pugliesi hanno apposto la fatal crocetta sullo stemma che recava la dicitura Pensionati Invalidi Giovani Insieme. Alcuni di loro sono tutte e tre le cose.

mercoledì 14 gennaio 2015

Lo ripeto adesso che è vacante anche se si tratta di un'idea che mi era balzata in mente mesi e mesi fa, credo in aprile, mentre a Roma mi affacciavo accorgendomi che dalla sommità di un colle si vedeva distintamente una cupola e quindi, presumo, viceversa. Se uno considera la sorpresa collettiva, l'iniziale incomprensione, il successivo smarrimento e la diffusa sensazione di trovarsi di fronte a un evento storico talmente enorme da non avere quasi precedenti e da poter restare forse irripetibile, ecco, se fatto trenta si fosse deciso di fare trentuno sarebbe bastato che Ratzinger, annunziando la rinunzia al soglio pontificio, si fosse detto disponibile a trascorrere il resto dei suoi giorni in serenità spirituale e monastico isolamento nelle stanze pontificie, da tempo in disuso, del palazzo del Quirinale.

sabato 13 dicembre 2014

Susanna Camusso non lo sa ma ha un illustre precedente nel dire che "se l'intenzione di Renzi è di tirare dritto, sappia che tireremo dritto anche noi". La sua strategia ricalca quella di Woody Allen in Misterioso omicidio a Manhattan. La situazione è questa: Diane Keaton sospetta che il vicino, apparentemente innocuo pensionato, sia in realtà un efferato omicida e per questo all'una di notte intende andare a violarne domicilio per perquisirlo alla ricerca di non sa quale indizio. Woody Allen, perfetto segretario generale della Cgil, le dice: "Ma cosa dici? Ma dove vai? Ma cosa fai? Tu scherzi, ma che stai dicendo? Tu non puoi... Ehi, ascolta me, vieni qui un momento, vieni qui". Diane Keaton si avvia verso la porta di casa e Woody Allen alza la voce: "Io ti dico: sono tuo marito e ti ordino di dormire. Dormi! Io te lo ordino. Te lo ordino! Dormi!". Diane Keaton apre la porta ed esce. Woody Allen le punta il dito contro: "Io ti proibisco, ti proibisco, ti proibisco di andarci. Io te lo proibisco. Ah, fai così quando ti proibisco? Finirò per non proibirti più niente, se fai così".

venerdì 21 novembre 2014

Qualsiasi cosa abbiate fatto, oggi dovevate invece prendervi un giorno di ferie e leggervi Repubblica con calma, da cima a fondo. Vi faccio io un bigino. Avreste appreso che i metodi di Viktor Orban, il quale lascia che in Ungheria vengano impunemente strappati e bruciati i vessilli dell'Unione Europea, sono paragonabili (a pagina 18) a quelli dei nazisti in quanto costoro strappavano i libri e li bruciavano. Sfugge all'estensore dell'articolo che obiettivo specifico dei nazisti era limitare la crescita delle idee impedendo la libera circolazione delle parole, per quanto ragionevoli; e che sullo stesso quotidiano (a pagina 25) si trova un articolo contro un'assurda legge per la quale un vino prodotto in una regione non può risultare da etichetta prodotto nella regione in cui viene prodotto a meno che non coincida col vino denominato come la regione in cui questo singolo vino viene prodotto insieme ad altri denominati diversamente. Indovinate chi ha escogitato questa normativa? L'Unione Europea, esatto, che dunque pratica lo stesso hobby di impedire la libera circolazione delle parole, anche le più ragionevoli - quali ad esempio far applicare la dicitura "prodotto in Piemonte" a un vino prodotto in Piemonte. Lieve discrepanza fra un articolo e l'altro, al confronto della quale l'intervista (a pagina 35) a Laura Boldrini su lavoro femminile e violenza sulle donne è un capolavoro di arguzia, di logica, e di lucidità.

sabato 15 novembre 2014

Urge sempre più una campagna per il ripristino della realtà. Prendete Roma. Lì il sindaco viene contestato dalla folla e sconfessato dal partito non perché ha arbitrariamente e unilateralmente deciso di celebrare de facto il matrimonio fra due uomini, due donne o due cocomeri, anzi due uom*, due donn* o due cocomer*, bensì perché suole parcheggiare la Panda in divieto di sosta. (Fra parentesi, indipendentemente dal genere dei contraenti ci sarebbero molte cose da ridire sui matrimoni in municipio, un po' come sui battesimi in tabaccheria). Prendete anche Pavia. Una povera ragazza viene travolta da due su un'auto rubata che la trascinano lungo tutta la strada principale della città e due sere dopo i concittadini si riversano nella medesima strada per l'immancabile fiaccolata mentre lei giace immota in un letto d'ospedale. Mi dicono che altre persone in un altro momento hanno anche organizzato un rosario per pregare per lei. Tutti speriamo che sopravviva e tutti siamo dispiaciuti però, mentre anche chi non crede vede l'utilità del rosario (chiedere a Dio che preservi una vita) anche se poi può soggettivamente questionare sulla sua efficacia, io sono qui che mi domando, di là dall'indubbia bontà d'impeto dei dimostranti: a cosa servono in questo caso le fiaccole senza forconi?

lunedì 13 ottobre 2014

Declino e caduta 6
(da giovedì in edicola su Tempi e da ieri anche sul sito del settimanale)

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Abbiamo letto per voi il nuovo romanzo di Thomas Pynchon ma non abbiamo capito niente, quindi parliamo d’altro. Al momento in cui questo giornale va in stampa (cioè il 2014) non è ancora chiaro quale sarà l’esito della discussione sull’art. 18. Ci limitiamo pertanto a una mappatura delle parti in causa. Dall’opposizione, Forza Italia è pregiudizialmente appiattita sulle decisioni del governo (vedi sotto) per rimarcare la propria distanza dai partiti che compongono la maggioranza. Più sfumata la posizione del Movimento 5 Stelle. Un rappresentante del gruppo parlamentare, intervistato a un raduno di cosplayer, si è detto favorevole a conservare l’art. 18 ma non esclude a priori l’eventualità di rivenderlo su Ebay. Un documento approntato dagli economisti di riferimento del M5S è stato bloccato all’ultimo in quanto conteneva, per un errore del correttore automatico, talune confusioni fra l’art. 18 e gli Articolo 31. In sostituzione è stato presentato un video in cui un senatore del M5S asfalta Renzi parlando da solo con il televisore acceso, sul divano di casa. Esso, il televisore e non Renzi, esplode infatti alla centesima ripetizione del termine “Rodotà”. Ferma la posizione di condanna di Sinistra Ecologia e Libertà; non è tuttavia stato possibile raccogliere dichiarazioni più approfondite dal partito in quanto, quando lo abbiamo cercato per intervistarlo, era appena andato dal barbiere.

Corre voce intanto che il Pd sia diviso. La corrente renziana, fedele ai dettami del capo del governo, è come tale perfettamente allineata alle istanze dell’opposizione (vedi sopra). “Basta slogan e più risultati”: questa dichiarazione di Massimo D’Alema è invece diventata lo slogan della corrente dalemiana. La corrente bersaniana si distingue: “Basta slogan, più metafore difficilmente interpretabili”. Duro scontro fra Pippo Civati e Gianni Cuperlo su chi sia il più amato dalle italiane. Duro scontro anche fra la corrente dei giovani curdi e quella degli armeni di mezza età; ma stavano giocando a briscola, reazione comprensibile verso la sesta o settima ora di direzione Pd a porte chiuse. Il presidente del Piemonte Chiamparino illustra le proprie ragioni in un’intervista al Corriere che passa inosservata perché pubblicata sotto una foto di Agnese Renzi con un pupazzo di Peppa Pig. Un’intervista alla Stampa del sindaco Fassino è chiarissima nello spiegare che la discussione sull’art. 18 è un tema delicato poiché, quando si parla dell’art. 18, è in questione lo stesso art. 18. Interpellato per una parola definitiva, Romano Prodi ha saggiamente considerato che anche qualora l’art. 18 venisse abolito, lo si potrebbe comunque evocare con una seduta spiritica.

L’ultima parola spetta ai sindacati. Bonanni (Cisl), con una mossa a sorpresa, si dimette dieci minuti prima della scadenza del proprio mandato. Sempre sopra le righe, Angeletti (Uil) si spara: ma la notizia passa inosservata perché non viene nemmeno corredata da una foto di Agnese Renzi con un pupazzo di Peppa Pig. Molto netta la posizione di Landini: per il capo della Fiom la riforma dell’art. 18 ci riporterebbe a prima della Costituzione. Per Landini, l’abolizione dell’art. 18 farebbe tornare l’Italia allo Statuto Albertino. Inedita la posizione di Landini, secondo cui rimuovendo l’art. 18 in Italia imperverserebbe il Digesto giustinianeo. Con una dichiarazione choc, Landini annuncia che senza art. 18 l’Italia ripiomberebbe in pieno codice di Hammurabi. Le posizioni innovative di Susanna Camusso (Cgil) saranno presto disponibili in pratiche audiocassette e anche in 33 giri, se avete il grammofono anziché il mangianastri. Concludiamo con un clamoroso retroscena: pare che la scorsa notte il premier Renzi sia andato a leggere questo famoso art. 18 che tutti vogliono fargli riformare e abbia così scoperto che l’art. 18 recita testualmente: “L’art. 18 non si tocca: non può essere né abolito né riformato”. Questo complica un po’ le cose.


venerdì 10 ottobre 2014

La piazza è piena o la piazza è vuota? Il dibattito attorno alla riuscita della manifestazione del Movimento 5 Stelle al Circo Massimo ruota intorno alla questione se siano presenti poche persone, come sembrano dimostrare le foto di un'oretta fa, oppure se ne siano presenti tantissime, come sembrano controdimostrare nuove foto adesso. Chissà, io sto guardando Italia-Azerbaigian perché è più importante. Fatto sta che le foto del Circo Massimo (forse) traboccante diffuse dai grillini sui social network per dimostrare che non erano mica presenti poche persone mi hanno ricordato un aneddoto risalente a cinquecento anni fa, ovvero a quando la regina Elisabetta I, ricevendo una delegazione di ben diciotto sarti, li salutò dicendo "Good morning, gentlemen both": buongiorno a entrambi i gentiluomini.

lunedì 6 ottobre 2014

Declino e caduta (5)
su Tempi in edicola e sul sito del settimanale


Rivolgendosi all’Onu Matteo Renzi è stato estremamente chiaro, inglese a parte, nell’avanzare un fondamentale distinguo riguardo al delicato scenario geopolitico: con fermezza ha spiegato che bisogna distinguere fra politica e religione, fra fede e terrore, e che pertanto lo Stato Islamico non ha niente a che fare con l’Islam. Si tratta tutt’al più di una coincidenza fortuita se non di una malaugurata omonimia, come quella fra il presidente degli Usa Barack Obama, che ha appena ordinato raid aerei sulla Siria, e il premio Nobel per la pace Barack Obama, che ha declinato ogni responsabilità riguardo al gesto aggressivo e folle del presidente.

Poiché conoscere aiuta a capire, abbiamo chiesto lumi a un portavoce del califfo Al-Baghdadi, lo sceicco Abu-Mohammed Al-Antani Al-Nin-Al-Frassiq Bin-Bun-Ban, riverito esponente dell’Islam moderato, il quale ci ha accordato un colloquio esclusivo ricevendoci direttamente nel proprio arsenale. La prima domanda non poteva che vertere sulla distinzione fra i poteri temporale e spirituale nel neocostituito califfato. Lo sceicco esclude ogni confusione al riguardo; gli preme piuttosto specificare che Obama è il mulo degli ebrei, il somaro dei cristiani, che pensa di essere più intelligente di Bush ma ciò è impossibile in quanto ha le orecchie a sventola. Interrogato riguardo all’eventualità che la Turchia di Erdogan possa entrare nell’Unione Europea, lo sceicco ribadisce che Obama è proprio il bardotto dei cingalesi, la giraffa degli ittiti, l’ornitorinco dei visigoti; e si dice certo di avere già incontrato sua moglie, la deliziosa Michelle, in un qualche zoo – complimento che gli esperti di equilibri internazionali ci assicurano rientrare fra i più raffinati che possano essere rivolti a una signora senza costituire vincolo unilaterale di matrimonio.

Di sicuro, suggeriamo, il grande rivolgimento in atto nelle gerarchie ecclesiastiche favorirà il dialogo interreligioso. Anche lo sceicco ne conviene: “I muwwahhid, i musulmani devoti, devono colpire gli infedeli ovunque si trovino. Devono rendere amare le loro vite, colpire le loro forze dell’ordine, sculacciare i loro bambini, rigare le loro automobili, infilare stuzzicadenti nei loro citofoni, chiamare i loro numeri fissi all’ora di pranzo e dire: Buongiorno signora, sono Alì Bin-Tali-Whalib Al-Moqtadi Ur-Faust, ha mai pensato di rasserenare il suo futuro con un piano assicurativo estremamente vantaggioso? Devono uccidere tutti i miscredenti americani ed europei, in particolare i francesi che hanno la puzza sotto il naso e sono tutti gnè gnè gnè, per non parlare degli italiani che parlano a voce alta nei ristoranti e parcheggiano in doppia fila. E i tedeschi! Siete mai capitati seduti di fianco a un tedesco in autobus? Indossano i sandali coi calzini bianchi, stanno sempre a combattere coi gomiti sul bracciolo e se fate una battuta la capiscono dopo due giorni”.

La grande sorpresa lo sceicco la riserva però sul ruolo delle donne. “Verremo in Italia e conquisteremo le vostre donne. Ci ha definitivamente persuasi a farlo l’articolo di Beppe Severgnini in occasione della Festa del #tempodelledonne, organizzata dal blog La 27 Ora, tre giorni con più di cento eventi in tutta Milano per far sì che le donne si sentano libere di spaziare con la fantasia e pure con il corpo, con la matematica e il proprio talento. L’importante è non accontentarsi: la bellezza è solo uno strumento, la sfida è essere originali come la Dama del Pollaiolo, secondo le dichiarazioni rese dall’attrice Cristiana Capotondi che ha indossato le vesti della giovane rinascimentale per rappresentare la via gentile all’affermazione della donna”. Riposta la propria copia di Sette del Corriere della Sera, lo sceicco ci ha congedati ricordandoci che il tempo a nostra disposizione era scaduto e assicurandoci che si sarebbe personalmente premurato di far riconsegnare le nostre teste ai familiari.