mercoledì 19 gennaio 2011

Una nota scrittrice si rallegra con me perché ho dichiarato privatamente e pubblicamente il mio amore per Giuseppe Berto, rispondendomi che molti giovani scrittori non hanno questa mia stessa passione in comune e forse non lo conoscono nemmeno. Di là dal dettaglio che non sono più giovane e non sono ancora scrittore, penso di poter allargare il discorso: i (si fa per dire) giovani scrittori italiani, sul serio e non per modo di dire, che ho interrogato al riguardo mi hanno assicurato con un certo orgoglio di tendere a rifarsi a modelli stranieri e per lo più d’oltreoceano tralasciando quasi del tutto la narrativa italiana del XX secolo, e figuriamoci del XIX, della quale dovrebbero invece essere i continuatori in questo secolo così così nel quale siamo capitati. Io forse mi sto montando la testa perché da quando sono a Oxford, favorito dall’ottima biblioteca del dipartimento di italianistica, sto leggendo pressoché solo autori italiani classici o semi-classici e così mi convinco o m’illudo che la mia prosa ne stia uscendo migliorata; però a essere sincero non credo che sia un grande affare proporsi sul mercato editoriale come epigono di un traduttore.

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