lunedì 26 febbraio 2007

L'alta pornografia del cattolicissimo Langone


(sabato 25 febbraio 2006, copyright Ore Piccole)

Sarà che Modena è città godereccia e che al tempo stesso, sdraiata attorno all’altezza (invero un po’ pendula, nonché vagamente fallica) della Ghirlandina, da ogni punto cardinale pare non perdere mai di vista il corpo della cristianità; sarà la vicinanza pericolosa ma funzionale fra il bar con la cassiera più bella del mondo (il Caffè Farini, vedere per credere) e la chiesa di San Domenico nella quale sono solito confessare i miei peccati (credere per vedere ed, eventualmente, comprendere); sarà che ormai non leggo altro che romanzi erotici e trattati di teologia, invece delle robe per le quali mi pagano - sarà quello che volete, ma esattamente un mese dopo averlo letto in un sol pomeriggio conservo ancora precisa memoria di ogni singola pagina di Scambio Coppie (con uso di cucina), romanzo di Camillo Langone edito da ES nel 2003.
Si tratta di una descensio ad inferos con piena vertenza e deliberato consenso o, come recita la seconda di copertina, di “un tentativo di pornografia cattolica”: Gabriele, raffinato bibliofilo col nome d’arcangelo, per guadagnare adeguatamente senza dover sudare più di tanto (se non in circostanze tutto sommato gradevoli), opta per la professione di lenone, modernizzata in quella di gestore di un club privé. Col fido e mediocre scudiero, il Laido, principia così un censimento sessuale degli italiani che non solo verte sui gusti e sulle preferenze di ciascuno una volta varcata la soglia della camera da letto, ovvero del divano, ma è soprattutto un catalogo di corpi difformi e, progressivamente, deformi, di corse all’orgasmo subitaneamente frustrate, di puttane tristi sul serio e non come García Márquez se le sogna, di telefonate ansiogene con uno scopo preciso espresso in termini vaghi, di ragazzini che vigliaccamente si aumentano gli anni e di tardone che se li accorciano coraggiosamente.
Gli uomini, che in fin dei conti sono animali vestiti, una volta nudi ridiventano simultaneamente animali, secondo un diverso grado di ferinità e bruttezza; culmine di entrambe è il tasso-ghiro-pollo che tenta di sottrarre alla protezione di Gabriele la più bella delle prostitute, sventolandole sotto il naso (e sotto il resto) soldi piscina e quadri; già solo la punizione che viene inflitta a lui e a lei vale da sola il prezzo del volume. Così come meritano, in tempi in cui agli autori mancano la fantasia ed il coraggio, le cinque paginette del capitolo “Che cosa fareste a Valeria?”: Gabriele e i suoi compari, approfittando del turno di chiusura del privé, guardano “un blob di filmati, filmini, filmazzi” e decidono insieme cosa fare a questa Valeria, “la famosa attrice culona”. Non entrerò nei dettagli perché qualche bambino novenne potrebbe leggere questa pagina (internet, oltre che il più terribile instrumentum diaboli, è la cosa più democratica e quindi stupida che esista), e pretendere di far la medesima cosa alla fidanzatina delle elementari, oggigiorno scuole primarie. Alla fine la mangiano, ed è il minimo.
La soluzione non deve sorprendere perché Camillo Langone, a chi lo conosca di persona o solo attraverso i suoi scritti, appare persona compiuta e completa. Sui giornali coi quali collabora (e che di tutti gli habitués di questo sito io soltanto, temo, leggo: Il Foglio, Il Giornale, Panorama) si occupa delle uniche faccende che rivestano una qualche importanza a questo mondo (letteratura, gastronomia, erotismo e religione), senza tracciare distinzioni stabili né compartimenti stagni fra le quattro. In Scambio Coppie, appunto, Gabriele legge con la medesima passione gli annunci più o meno promettenti (“Veronica accompagnatrice massaggiatrice 24 anni italiana, se ti senti un po’ solo e non sai cosa fare, chiamami, io sono come tu mi vuoi, dolce o aggressiva, NON TE NE PENTIRAI”) e i capisaldi dimenticati della letteratura nostra (Del modo con cui il duca Valentino mise a morte Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo e il duca Gravina Orsini) nonché i Pretesti per una requisitoria manzoniana con dedica autografa di Mino Martinazzoli. Risponde alle insulse domande dei clienti (“Ma almeno ci sono delle single?”) mentre lascia rosolare il pollo alla potentina, abbevera della propria orina una spregiudicata volontaria e stappa disinvolto un Aglianico Terre al Monte o un Vigna delle Lepri “di quattro o cinque anni”. Non si affeziona a diafane modelle ma a donne realmente esistenti (tanto che io medesimo le vedo e le adoro affacciandomi sulla via Emilia) come ad esempio “Miss Tortello, bionda abbagliante, platinata come poche, insegnante di aerobica dalle parti di Modena, che nonostante la professione e i ventisei-ventisette anni ha già dei fantastici rotoli intorno alla vita, senz’altro il ricordo di allegre mangiate a base di cotechini e zamponi”.
Resta la religione, ma va necessariamente affrontata con un discorso più ampio. Quando in tempi non sospetti espressi la mia speranza (che Langone, come sa chi lo segue, condivideva appieno sin da quando io avevo quindici anni) che il dolce conservatore Ratzinger diventasse Papa, vi fu chi commentò: “Non credo proprio”, non solo dimostrando di avere poco intuito storico ma specificando che era tempo di una Chiesa che si facesse madre accogliente e sbracata cessando di considerare i divorziati, i fedifraghi, gli omosessuali, gli onanisti incalliti, i dilettanti del sesso di gruppo, etc., quali dei banali peccatori. Alla stessa stregua, ogni volta che il Papa si mostra ben a ragione preoccupato per l’ancora ardua rievangelizzazione dell’Europa, al termine delle magistrali lezioni che il Pontefice tiene dal soglio c’è sempre il fessacchiotto (generalmente un giornalista, o peggio ancora un intellettuale filosofo) che si alza e dice: “Però mi aspettavo un’apertura sulla morale sessuale.”
Ora, stando a costoro la Chiesa è un’organizzazione plurisecolare gravata dell’unico compito di vigilare che mi sia impedito di toccare eventuali amichette lì dove (non) vorrebbero, e che quando vado al bar io pensi al caffè e non alla cassiera: quest’atteggiamento è invero disonesto. Se si andasse un po’ meno nelle università e un po’ più nelle chiese ci si renderebbe conto di pochi dettagli banali: che il corpo è al centro della preghiera cristiana, con tutto quel gran parlare di maternità virginale, frutti del seno, ventri e grembi; che celebriamo l’avvenuta redenzione in un corpo, coperto solo da uno straccio, che in certe raffigurazioni moverebbe a pietà anche gli eutanasisti più entusiasti (sì, è quasi un anagramma); che la salvezza del genere umano ha origine nel momento in cui Adamo ed Eva si accorgono di essere nudi e si coprono di frasche alla bell’e meglio. Sempre a Modena, tanto per restare in tema, alla chiesa della Pomposa un quadro barocco raffigura nell’angolo una signorina senz’indumento alcuno che, dalla penombra del purgatorio, ascende violentemente alla gloria eterna: l’artista ha curato con attenzione che la sua pelle fosse un giglio delle valli, i suoi occhi fossero colombe, le labbra un nastro di porpora e i piccoli seni due cerbiatti saltellanti - secondo quant’è scritto nel Cantico dei Cantici, libro canonico ed erotico.
La verità è che, secondo San Giovanni, siamo tutti inevitabilmente peccatori, anche il Papa: dieci ore dopo la morte di Giovanni Paolo II, gli esibizionisti stavano preparando gli striscioni SANTO SUBITO mentre le persone serie erano inginocchiate a pregare Dio “per la remissione dei peccati del Santo Padre”. Camillo Langone ha il talento di intuire la distinzione che conta agli occhi di Dio e la mette in bocca al protagonista/narratore, appesantito dai coiti reiterati e dalla crapula quotidiana, con l’arguzia di un eremita provato da quaranta giorni di digiuno; l’ultima pagina del romanzo più di ogni altra merita di essere letta, meditata, imparata a memoria, antologizzata sempiternamente, propagandata con ogni mezzo, cucita a lettere d’oro oppure stampata a scudisciate sul corpo dell’amata - e io la trascrivo qui per la sua prosa salda, incontrovertibile, tagliente:

Qualche cuore semplice potrebbe pensare, dopo uno sguardo molto superficiale al libro, che io sia un libertino o qualcosa del genere. Niente di tutto ciò. Sono un cattolico romano praticante, così come gran parte delle prostitute e prostituti che ho conosciuto nella mia attività. Non parliamo poi di trans e femminielli, fedeli alla Madonna in maniera commovente. (…) Il peccato è un mezzo privilegiato per accedere al sacro. Se un uomo si pone davanti a Dio privo di colpe, niente in lui può essere messo in discussione. Niente peccato uguale niente confessione e niente preghiera. Non a caso Santa Madre Chiesa ha sempre visto nei grandi peccatori interlocutori privilegiati rispetto alla gente perbene. Molti splendidi santi (…) prima di consacrarsi a Dio hanno consumato i brevi anni della loro giovinezza rotolandosi nel fango. Solo uomini consapevoli della propria natura, miserabile e parziale, possono salvarsi. Gli altri, i soddisfatti di sé, i tranquilli con la propria pseudo-coscienza, sono carne con un prezzo ma senza valore nel grande macello del mondo.

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