venerdì 13 aprile 2007

Esuli

Trasimaco è stato un mio collega di ricerca a Napoli, qualche anno fa. Gioca a rugby, studia Eudosso di Cnido e cucina fenomenalmente. L’amica anglocanadese, che a Napoli viveva nel nostro stesso appartamento, era particolarmente sorpresa che Trasimaco svolgesse qualsiasi azione cantando. Non ho mai indagato tuttavia se cantasse anche mentre giocava a rugby; mentre cucinava sì; mentre studiava Eudosso di Cnido pure. Annoiato della vita in Italia, Trasimaco vorrebbe trasferirsi pure lui in Inghilterra, o in Scozia o in Galles, o dovunque si giochi decentemente a rugby e ci sia una minima possibilità di far carriera accademica. Pertanto mi ha chiesto di informarmi: “Gurra’, cosa devo fare per venire accettato in Inghilterra, a parte nascondere che tifo smodatamente per l’AS Roma?”

Una signorina di Gravina che invece studia a Pavia da tre anni (o meglio: una signorina di Gravina che tre anni fa io ho portato di peso a studiare a Pavia) dopo Pasqua è rientrata nell’appartamento che condivide con altre tre studentesse e una di loro le ha detto: “Guarda, guarda le risaie: sembra il mare”. E la signorina gravinese: “Un ritaglio, Ele, un ritaglio di mare.”

Dalla Francia, risponde ai miei auguri – o meglio a un mio predicozzo in difesa del cattolicesimo spinto – un’amica di qualche anno fa che è di Parigi ma vive a Clichy, una delle ultime persone delle quali sia valso la pena insistere per avere un numero di telefono, una mail, qualcosa insomma che salvi dall’oblio perenne. E scrive: “Tanti auguri a te!” (confondendo, forse deliberatamente, la Pasqua di Risurrezione col mio compleanno). “Spero che tutto vada bene malgrado il tuo esilio a Oxford. Da noi, tranne il nostro ateismo, c’è stata una Pasqua deliziosa, tra giochi di badminton e lunghissime passeggiate in campagna”. The mockery of it, Joyce avrebbe scritto, cioè che canzonatura: è atea nonostante che sia una prova dell’esistenza di Dio.

Vicky è lettone (basta con la solita battuta sessuo-maschilista; è lettone con l’accento sulla e) ma si sente più Italiana di me, alle volte e soprattutto quando la Pasqua ortodossa e quella cattolica cadono insieme come quest’anno. Prende il caffè, prende l’aperitivo, al sabato va al centro commerciale e ogni giorno – che io sappia è il suo unico difetto imperdonabile – legge la Repubblica. Saranno dieci anni che sta in Italia, e le calza come un guanto; sarà un anno che mi conosce e che mi ripete: “Insomma, vorrei che ti divertissi di più”. Tradotto, mi augura di diventare più italiano, più facilone, più rilassato; in tal caso non mi sorprende di essere finito in Inghilterra, sperduto come la Roma a Manchester, e il cerchio si chiude.

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