sabato 23 febbraio 2008

Lo Stato dei Licei, 12: il corso di soccorso

[Oggi Gurrado è un po’ stanco, se la vede Silvia G:]

Gurrado, si sa che la scuola deve fornire agli alunni strumenti di conoscenza utili non solo per conseguire un diploma di licenza superiore, non solo per raggiungere una laurea, non solo per trovare lavoro fisso in banca, non solo per vincere migliaia di euro in un telequiz [Nota di Gurrado: Gurrado accusa inoltre un forte mal di schiena], ma anche e soprattutto per sopravvivere alla drammatica brutalità della vita quotidiana. Per questa ragione, il sommo dirigente scolastico ha organizzato al liceo Voltaire dei corsi di pronto soccorso riservati appositamente agli studenti dell’ultimo anno, a seguito dei quali gli stessi studenti devono sostenere un esame che, se superato, fornirà loro il titolo di Soccorritore di Primo Grado. Da quello che i membri della Terzaddì hanno potuto fino ad ora capire, il ruolo del Soccorritore di Primo Grado consiste esclusivamente nel valutare che qualunque situazione di pericolo o di emergenza è al di fuori delle sue competenze, ed egli, in ogni caso, deve limitarsi a chiamare il 118 e sperare che qualcuno risponda.

Ciò nonostante, il paramedico incaricato di esporre ai giovanotti e alle signorine del terzo anno le dinamiche di un intervento di pronto soccorso [NdG: Gurrado sbadiglia, ma non è colpa di Silvia G], pare trarre un discreto godimento dalla scrupolosa descrizione dei dettagli più orribili e rivoltanti del corpo umano, supportato tra l’altro da una serie di diapositive assai poco pittoresche:

-Guardate, ragazzi, guardate qui!-, esclama a volte, indicando la radiografia di un femore ridotto a stuzzicadenti, o di una rotula rotolata via dal resto del ginocchio, o di una spalla lussata che sbuca dalla carne come la Spada nella Roccia, -Guardate quali situazioni potreste trovarvi ad affrontare! [NdG: Gurrado si stiracchia fino a diventare alto, anzi lungo, un metro e novantasei] Osservate attentamente quest’osso spezzettato. Ammirate la straordinaria violenza di quest’emorragia. Esaminate i danni che quest’organo interno può aver subìto sgusciando fuori da questa ferita.

Il pubblico di baldi giovanotti sogghigna allora divertito. Alcuni di essi, a dire la verità, impallidiscono di tanto in tanto di fronte a qualche immagine particolarmente agghiacciante, ma trattengono stoicamente i conati di vomito, temendo soprattutto di sfigurare davanti ai compagni e alle compagne.

Il pubblico di signorine, che invece sente di non avere alcuna dignità da preservare, e che anzi considera la fragilità di nervi e la delicatezza di stomaco caratteristiche irrinunziabili della natura femminile, assume, man mano che le diapositive scorrono, un colorito sempre più verde [NdG: Oggi Gurrado è giallino con bordi marrò], finché, davanti all’accidentale amputazione di un intero arto (con conseguente applicazione del laccio emostatico), qualcuna di esse cade come corpo morto cade, rilassando la propria delicata persona sopra il banco, o addirittura sotto.

Il paramedico dai gusti macabri, deliziato da quest’improvviso accidente, coordina allora le provvidenziali operazioni di soccorso, facendo sdraiare la malcapitata sopra un materassino, tastandole il polso, misurandole la pressione [NdG: Stamattina Gurrado aveva 63 di massima e 209 di minima, mistero della fede], proponendo ai compagni maschi di metterla a testa in giù, e riscuotendo notevole successo nel caso la fanciulla indossi quel giorno una gonna corta.

Questi inspiegabili svenimenti a catena si susseguono ormai da diverse lezioni, costringendo ogni volta il paramedico a interrompere le sue terribili descrizioni di nervi scoperti e falangi incancrenite, e rendendo le lezioni di pronto soccorso assai più pratiche di quanto previsto.

Dal momento che, ad una ad una, sono ormai cadute quasi tutte le studentesse della Terzaddì [NdG: Stamattina a Gurrado è caduto il naso nella tazza del cappuccino, portandosi dietro il resto del corpo], l’orribile paramedico ha tratto le sue conclusioni: le giovani generazioni non possiedono una grande resistenza, specie le donne, e svengono decisamente troppo spesso, tra il resto senza una motivazione ben precisa.

-Vedete bene, ragazzi-, constata talvolta sorridendo, assai compiaciuto del suo ruolo di educatore, -vedete che gli accidenti possono capitare, e anzi capitano piuttosto di frequente. Il compito di noi soccorritori è dunque di fondamentale importanza. Noi evitiamo che le persone ferite o inferme subiscano eccessivi danni. E ora, osservate questa tibia insanguinata, o questo profondissimo taglio all’altezza del bacino, o questa frattura multipla del ginocchio… signorina, la vedo pallida, è mica sicura di sentirsi ben [NdG: Gurrado muore di vecchiaia, il manoscritto termina qui]

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