venerdì 14 marzo 2008

Lo Stato dei Licei, 14: la lotta di classe

[Zitti, zitti, Gurrado lavora, Gurrado ragiona, Gurrado prepara i bagagli per andarsene a Modena e a Gravina in rigoroso ordine cronologico. Silvia G, invece, ha del tempo da perdere, e quindi:]

Gurrado, oltre ad essere magistra vitae la storia condiziona sensibilmente il tempo presente; il liceo classico, col suo studio del passato, col suo recupero dell’antico, con la sua capacità di far risorgere ciò che da vari secoli è morto, ne è un esempio lampante. Tuttavia, nei licei odierni non si trovano tracce del solo passato remoto, ma anche di quello più prossimo: i cosiddetti collettivi (o assemblee di classe, che dir si voglia) altro non sono che residui delle lotte studentesche degli anni di piombo, che al Voltaire si sono trasformati in ghiotte occasioni per inscenare dibattiti che ruotano intorno agli argomenti più svariati, dalle lamentele per l’eccessivo carico di studio ai risultati dell’ultima partita di calcetto, dal rincaro del costo delle merendine alla penuria di gesso da lavagna.

Poco prima delle vacanze di Natale, il sommo dirigente esige che tutte le classi del liceo Voltaire indicano un collettivo per decidere la meta dell’annuale gita scolastica (o viaggio d’istruzione, che dir si voglia) di primavera, ragion per cui in Terzaddì è stato necessario toccare l’argomento, con conseguenze a dir poco catastrofiche. Si dà infatti il caso che la sezione, alquanto predisposta alla polemica interna, non perda mai occasione per dividersi in due opposti schieramenti, formati quasi sempre dalle stesse persone, che si scontrano puntualmente su qualsivoglia argomento. Il primo e più numeroso schieramento, composto da dieci individui, è solito mantenere posizioni anarchiche e rivoluzionarie; il secondo, che conta invece nove militanti, preferisce definirsi moderato e conservatore.

Al momento di decidere la meta della gita scolastica, dunque, sono state avanzate in Terzaddì due differenti proposte: il partito rivoluzionario, formato evidentemente da cittadini del mondo, suggeriva di recarsi all’estero, preferibilmente in Francia; il partito conservatore riteneva invece vergognoso visitare Paesi stranieri quando non si conosce approfonditamente la propria nazione, e consigliava dunque di rimanere entro i confini del territorio italiano, propendendo per qualche regione lontana e ignota ai più.

-Sciocchezze!-, controbattevano i rivoluzionari, -I contributi provinciali ci danno la possibilità di espatriare, di entrare in contatto con culture e lingue differenti, di assaporare nuove gastronomie! Come possiamo rinunciare a una simile occasione?

-Stupidaggini!-, obbiettavano i conservatori, -Le regioni italiane sono tante ed estremamente varie! Spostandosi di pochi chilometri ci si può trovare davanti a realtà completamente diverse! E, soprattutto, quale gastronomia straniera è migliore della nostra?

-Bestialità!
-Scempiaggini!
-Ottusità!
-Scimunitaggini!
-Eresie!

Le stesse rappresentanti di classe, ovvero Eleonora F e la sottoscritta Silvia G, si trovavano per la prima volta in forte disaccordo tra loro, desiderando l’una recarsi all’estero per esercitare la propria padronanza della lingua francese a spese della provincia, l’altra spostarsi in una nota città del Nord Est italiano per andare a trovare il fidanzato (sempre a spese della provincia). Esse dunque, che unite riuscivano ad esercitare la loro grande autorevolezza con facilità, non furono in grado di gestire la situazione, e provvidero a discutere animatamente assieme ai compagni:

-Esimia collega, la tua trovata di espatriare in Francia non mi trova d’accordo.
-Esimia collega, non ti trovi d’accordo solo perché vuoi portare avanti il tuo mero interesse personale.
-Perché, tu forse non fai altrettanto?
-Io voglio arricchire il mio bagaglio culturale!

Si passò presto dalla vivace discussione all’insulto pesante, e dall’insulto pesante alle minacce, e dalle minacce agli sberleffi, e dagli sberleffi alla rissa: i conservatori tentavano di lapidare gli avversari col consueto gesso da lavagna; i rivoluzionari, barricati dietro la bancata di sinistra, rispondevano al fuoco con tubetti di colla, moncherini di matita e tappi di penne a biro.

-Patria!-, gridavano gli uni.
-Espatrio!-, ribadivano gli altri.

Gli scontri proseguirono per diversi minuti, e il pavimento della Terzaddì si era trasformato in un vero e proprio campo di battaglia. Date le urla selvagge degli studenti, tuttavia, il sommo dirigente scolastico, il quale passava per caso tra i corridoi, irruppe clamorosamente in aula, con gran spavento di tutti, e colse l’alunno Alberto I intento a sbattere il naso contro il ginocchio dell’alunno Giovanni T, Susanna L che trafiggeva con una matita il palmo della mano di Emanuele T procurandogli una sorta di solitaria stigmate, e infine Eleonora F e la sottoscritta che si tiravano reciprocamente i lunghi capelli, contorcendo nel contempo i loro volti in smorfie che avevano invero ben poco di umano.

Dopo varie minacce di sospensione e di annullamento della gita scolastica, è stato stabilito all’unanimità che la classe Terzaddì, nel mese di maggio, poco prima dell’esame di maturità (o di Stato, che dir si voglia) si recherà con un pullman nella Repubblica di S. Marino, luogo che certo ha il merito di accontentare sia i rivoluzionari che ambiscono all’espatrio, sia i conservatori che si vogliono mantenere su suolo nazionale. E, alla fine dei conti, né gli uni né gli alt[Nota di Gurrado: Silvia G, colpita proditoriamente al cuore da un cancellino sporco lanciato da Eleonora F, si accascia al suolo e il manoscritto termina qui]

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