giovedì 14 ottobre 2010

Se Parigi avesse la statale 96 sarebbe una piccola provincia di Bari. Ha invece una zona, diciamo dalla Poissonnière fino al boulevard de Sébastopol, in cui la quantità di signore scese a prendere un po' d'aria al portone di casa loro dapprima sorprende poi desta sospetto. Io sono un passeggiatore, ragion per cui me ne tornavo a piedi da La Libreria (una rivendita di libri italiani, tanto in traduzione quanto in originale, che merita una visita per l'eroicità dei proprietari e soprattutto perché nel piano interrato ha una scelta di titoli niente male, non raccattati all'ingrosso ma considerati uno a uno, ivi incluso perfino Comme Te l'Aggia Dicere?, un atlante del gesticolare pubblicato da Intramoenia che in vita mia avevo visto esposto solamente in piazza Bellini a Napoli, nel caffè della medesima casa editrice, dove andavamo a farci belli con le colleghe, altri tempi) ai grandi boulevard che confluiscono verso la Senna. Vedendo l'incrementata densità di donnine, ne ho approfittato per levarmi una curiosità che covavo da tempo e appena ho trovato la prima prostituta negra le sono andato incontro (traduco) chiedendo: "Signorina, permette una domanda?" "Sono cinquanta euri." "Temo che mi abbia frainteso. Volevo chiederle come mai a Parigi le donne nere sono così belle: io sono italiano ma vivo in Inghilterra e posso assicurarle che né da un lato né dall'altro ne ho viste mai di paragonabili alle parigine. Eppure la negra è in media meglio della bianca; ma in Inghilterra particolarmente piuttosto che consegnarsi a queste specie di assi di picche ambulanti viene voglia di andare con un'inglese vera, il che è tutto dire. Come si spiega?" A questo punto l'adescatrice mi guarda con aria annoiata e mi dà una risposta che non mi sarebbe venuta nemmeno a pensarci una settimana: "Si spiega che noi siamo francesi mentre loro sono africane". Mica per niente è la patria di Gobineau.

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