mercoledì 24 novembre 2010

Da qualche parte devo avere un gemello segreto che, mentre mi trasferivo a Pavia, quatto quatto è andato a iscriversi all’università a Bari e l’ha conclusa con estrema calma, un esame ogni tanto vivendo dai genitori e frequentando lo stretto necessario a cambiare aria da Gravina quando ne aveva voglia. Se le date di iscrizione coincidono nell’autunno 1998, la sua laurea cade nel 2007, il giorno in cui ho discusso la tesi di dottorato dopo avere vissuto anche un anno a Napoli e tre a Modena. Mentre cercavo lavoro lui ha continuato la stessa vita di prima: sveglia dopo le 8, pasti preparati dai genitori, tanta televisione pomeridiana, uscite in comitiva ogni due o tre sere e ogni tanto una bella vacanza a Praga o Barcellona pagata con non si sa quali soldi. Si è anche fidanzato, con la figlia del lattaio o del postino o di chi vi pare, e a tempo perso s’è iscritto alla SSIS per darsi all’insegnamento, unica carriera possibile che concepisce con la laurea in filosofia (presa soprattutto per svogliatezza, all’atto dell’iscrizione era quella con meno esami). Costretto a recarsi a Bari più spesso, nei due anni di corso post-laurea ha maturato per reazione uguale e contraria un maggiore attaccamento a Gravina, tanto che gli dà fastidio perfino quando la comitiva gli propone, for a change, di andare a prendere una pizza ad Altamura. Ora è abbastanza ben messo in graduatoria, insegna alle medie, si sposa fra qualche mese e va a vivere al piano di sopra, nello stesso stabile in cui vive ancora coi genitori. Forse riesce anche a farsi regalare l’abbonamento a Sky. Ogni tanto mi guarda dallo specchio e mi dice: “Starai pure a Oxford, tu, ma io ti ho fottuto”.

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