lunedì 20 giugno 2011

Nelle mie originarie intenzioni dovevo approfittare della scorsa settimana a Parigi per rimettermi con miglior lena a curare questo blog ma, nonostante avessi infilato in borsa il computerino portatile che è grande come un iPad ma pesa il doppio, non sono riuscito ad andare oltre l'aggiornamento di queste pagine virtuali di lunedì scorso, al primo giorno feriale per me ma festivo per Parigi (essendo la locale Ascensione), il solo in cui ho passato l'intera mattinata, quasi due ore, in albergo a scrivere. Poi, un po' la depressione per i risultati del referendum (a riprova, caso mai ce ne fosse bisogno, che come diceva quello governare gli italiani non è difficile ma inutile), un po' la mia a dir poco scarsa voglia di diventare l'ennesimo scrittore wannabe che s'installa, portatile in resta, ai tavolini dei caffè di Place de la Sorbonne o peggio ancora di fronte al passeggio dell'angolo fra il Boulevard Saint Michel e il Lungosenna che guarda Notre-Dame (le cui torri, precedente inquietante per chiunque voglia scrivere, in una stampa del XIX secolo erano state equiparate alla mutina iniziale del cognome di Hugo), ho finito per non combinare gran che, beninteso lavoro a parte. Tanto che sabato, terminato il mio convegno, dopo pranzo mi sono rintanato in camera a leggere l'Equipe e France Football, alè, rischiando concretamente di fare la fine di Strauss-Kahn dappoiché la donna delle pulizie (peraltro nera) stava entrando senza preavviso mentre vista l'elevata temperatura degli interni languivo sul materasso in mutande; poi, una volta andatasene colei e riguadagnato io l'intero letto matrimoniale, mi sono svegliato che erano le sei. Ma mentre uscivo dall'albergo (dopo aver trovato il tempo d'infilarmi camicia e pantaloni, non è per il mio corpo che voglio diventare famoso), deciso a passare leggendo Papini all'aria aperta quell'oretta e mezza che mi separava dalla cena, ho scorto per la prima volta in sette giorni di fianco all'ingresso una targa che commemorava come Gabriel Garcia Marquez, in quel medesimo albergo mio, ci avesse nientemeno scritto Nessuno Scrive al Colonnello; ho pensato a quale targa avrebbero potuto invece dedicarmi e sono stato assalito da un lieve senso di colpa nei confronti della storia della letteratura.

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