martedì 12 ottobre 2010

Se Parigi avesse la Feltrinelli sarebbe una piccola Roma (Largo Argentina), una piccola Milano (Galleria Vittorio Emanuele), una piccola Napoli (Chiaia). Invece sul boulevard Saint Michel c'è l'enorme palazzo di Gilbert Joseph, dal quale mi servo più che volentieri nonostante che i miei colleghi più snob vadano altrove - e quando mi chiedono che differenza trovo infine fra le due grandi catene librarie rispondo che Gilbert Joseph non è morto su un traliccio. In realtà la differenza principale è che in una Feltrinelli io noto sempre gli stessi titoli mentre da Gilbert Joseph tanti libri diversi. Tradotto, in una Feltrinelli teoricamente infinita troverebbero spazio infinite copie dello stesso titolo (ovviamente di Saviano, ma forse anche di Jovanotti) mentre in una Gilbert Joseph teoricamente infinita troverebbe spazio almeno una copia di infiniti titoli, ivi inclusi libri che non sono mai stati scritti. Borges ci morirebbe dalla gioia, se non fosse già morto per conto suo. Per questo se si ha la pazienza, come ce l'ho io, di passare in rassegna tutti i dorsi di tutto il settore tascabili di Gilbert Joseph si scopre inevitabilmente testi di cui si ignorava l'esistenza e due ore dopo se ne esce con una cultura ben superiore a quella allegata alla laurea in lingua e letteratura francese. Per questo qualche giorno fa sono entrato da Gilbert Joseph per comprare l'ultimo romanzo di Houellebecq, ho visto che costava 22 euri, ho letto la prima pagina in cui si descrive Damien Hirst (quello che espone cadaveri di vacca) che prende un drink con Jeff Koons (l'ex fidanzato di Cicciolina), ne ho spesi 21 e sono uscito con Proust, Ionesco e Stendhal con la consapevolezza che mi avanzavano soldi per un caffè.

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