sabato 5 luglio 2008

Ogni riferimento a fatti e persone

Eccezione alla regola, pubblico qualche stralcio di un articolo di Camillo Langone uscito stamattina su Il Foglio (anno XIII n.180 p.2). Chi vuol capire capisce.

(...) Non ha conosciuto la dolcezza del vivere chi non ha vissuto prima della rivoluzione dell'università di massa. Per gli altri, per chi è arrivato a festa finita, per i postumi, solo amarezze e supplenze. (...) Eppure tutti quanti, nei magnifici Sessanta, si laurearono e subito dopo salirono in cattedra (...) e subito dopo si sposarono e subito dopo fecero figli, il tutto con invidiabile naturalezza, come se la vita fosse quella, come se il mondo fosse così. Allora ho pianto per Antonio di Gravina, per Chiara di Dervio, per Luca di Bisceglie, per Erika di Parma, per Massimiliano di Teramo, per Teresa di Francavilla, per tutte le amiche e gli amici che si sono arrabattati, si arrabattano o stanno per arrabattarsi alla SSIS, troppe esse per una sciagura sola. SSIS sta per Scuola di Specializzazione per l'Insegnamento Secondario ed è il pedaggio da pagare per tutti coloro che, laureati e spesso addottorati e masterizzati all'estero, ambiscono a insegnare nelle scuole medie e superiori (no, niente insegnamento universitario, il giovane che oggi si ponesse questo obiettivo più che della SSIS avrebbe bisogno del TSO, Trattamento Sanitario Obbligatorio). La SSIS è un supplemento di umiliazione e frustrazione per chi studia da due o più decenni (...) Senza SSIS non c'è alcuna possibilità di un posto nella scuola (...) Ma attenzione, anche con la SSIS non è garantito un bel niente, specie nell'epoca dei (giustissimi) tagli annunciati. I corsi durano un paio d'anni, prevedono frequenza obbligatoria e costano pure: 4000 euri a cui vanno aggiunte le probabili spese per il pendolarismo o il fuorisedismo, il tutto gravante su genitori arcistufi, pochissimi dei quali avranno la gioia di diventare nonni a cinquantatré anni. (...) Nessuna carriera e nessuna indipendenza aspetta i miei amici, che pure non saranno del tutto scemi. Se gli andrà bene, all'alba dei trentacinque-quarant'anni potranno sciogliere quell'orrenda sigla burocratica in Semi Sicuro Infimo Stipendio. Con la beffa di doversi considerare dei privilegiati: lo Scatolone dei Sogni Italiani Spezzati ha più aspiranti che posti e qiundi l'esame di ammissione è molto selettivo. (...) L'altra notte ho pianto pensando a tutti i naufraghi che nella notte dell'incertezza sociodemogracfica (fra dieci anni esisteranno ancora le scuole medie in Basilicata?) cercano di raggiungere l'ultima spiaggia dell'abilitazione e del punteggio aggiuntivo. Certo sono colpevoli, e non sono innocenti i genitori che per ignoranza o vanità hanno finanziato studi assurdi, ma più colpevoli ancora sono gli inventori di un parcheggio a pagamento per laureati disoccupati, e colpevolissimi i politici che, avendo l'opportunità di parlare alla nazione a reti unificate, mai hanno avuto il coraggio di dire: "Non fate architettura né filosofia né lettere né lingue se non siete ricchi di famiglia".

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